Napoleon Hill
PENSA E ARRICCHISCI TE
STESSO
Gribaudi
Proprietà letteraria riservata
© 2003 by Piero Gribaudi Editore srl 20142 Milano - Via C. Baroni, 190
Titolo originale del...
PRESENTAZIONE
Quest'opera è una di quelle che hanno più influito su tanti individui nel mostrare la
direzione da prendere ...
INTRODUZIONE
In ogni capitolo di questo libro faccio riferimento al segreto per il successo
economico che ha fatto la fort...
Quando lavoravo come direttore pubblicitario della LaSalle University, che allora
era a malapena conosciuta, ho avuto il p...
Mentre, incentivato da Carnegie, eseguivo la mia ricerca ventennale, ho studiato e
analizzato centinaia di personaggi famo...
WILLIAM HOWARD TAFT
JULIUS ROSENWALD
STUART AUSTIN WIER
FRANK GRANE
GEORGE M. ALEXANDER
J.G. CHAPLINE
JENNINGS RANDOLPH
Qu...
I - PENSIERI SONO COSE
L'UOMO CHE "PENSÒ" DI ENTRARE IN SOCIETÀ CON THOMAS A.
EDISON
I pensieri sono veramente cose, e per...
Passarono i mesi. Apparentemente, non succedeva nulla che avvicinasse l'obiettivo
tanto bramato da Barnes, lo scopo della ...
A un metro dall'oro
Una delle ragioni più comuni dei fallimenti personali è il difetto di rinunciare
davanti alle sconfitt...
Prima che gli arrida il successo, ogni uomo può essere sicuro di andare incontro a
temporanee battute d'arresto o veri e p...
strano potere si servì la ragazzina per gestire la situazione? Questi e altri interrogativi
occupavano la mente di Darby, ...
applicare l'esperienza. Ma cosa può fare un uomo che non ha il tempo né
l'inclinazione per studiare i suoi fallimenti onde...
Mi fanno tornare in mente un famoso cinese che venne negli Stati Uniti per
studiare il modo di vita americano. Frequentava...
padroni del nostro destino, capitani della nostra anima,dato che abbiamo la possibilità
di controllare i nostri pensieri.
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Anche quest'anno, e nei prossimi anni, migliaia di giovani finiranno i loro studi.
Ognuno di loro vorrebbe ricevere l'inco...
LA MENTE UMANA
Può
REALIZZARE
tutto quanto può
CONCEPIRE
E
CREDERE
II - IL DESIDERIO
IL PUNTO D'AVVIO DI OGNI SUCCESSO
Primo passo verso la ricchezza
Più di cinquant'anni fa, quando arrivò ...
Questa è la morale della storia di successo di Barnes!
L'incentivo che sprona alle ricchezze
Molto tempo fa, un grande gue...
1. Stabilite esattamente la quantità di denaro che volete. Non basta dire: «Desidero
avere un sacco di soldi». Siate preci...
Perciò, sappiate fin d'ora che non sarete mai molto ricchi se non con la previa
elaborazione di un desiderio ardente di ac...
Come far decollare i sogni
Il desiderio ardente di essere e agire è la rampa di lancio da cui deve decollare ogni
sognator...
Ti dà quel che chiedi,
Ma una volta stabilito il compenso,
Bisogna assolvere gli impegni.
Ho lavorato per un salario da po...
Un "incidente" che cambiò una vita
Comprammo un grammofono. Ascoltando la musica per la prima volta, Blair era
estatico e ...
centesimi di profitto. Tornando a casa, quella sera, lo trovammo a letto,
profondamente addormentato, con le monetine stre...
produttore dell'apparecchio acustico, descrivendo con entusiasmo la sua esperienza.
Colpiti dalla missiva, i funzionari de...
Figliola, rinunci all'idea, si compri una macchina per cucire e si metta a lavorare. Non
potrà mai essere una cantante».
"...
NON ESISTONO LIMITI ALLA MENTE,
SE NON QUELLI CHE NOI STESSI LE IMPONIAMO
SIA LA POVERTÀ SIA LA RICCHEZZA
SONO FRUTTI DEL ...
III - LA FEDE
CONCETTO DI FEDE, COME FIDUCIA NELLA REALIZZAZIONE DEL
DESIDERIO
Secondo passo verso la ricchezza
La fede è ...
Ciò equivale a dire che qualsiasi impulso mentale trasmesso ripetutamente al
subconscio viene infine accolto e messo a fru...
Ora, con linguaggio comprensibile da ogni essere umano, descriverò ciò che
sappiamo sui modi per sviluppare la fede qualor...
ripeterlo a voce alta, giorno dopo giorno, finché tali vibrazioni sonore non
accederanno al vostro subconscio.
Decidete di...
porterà alla rovina chi se ne serve in maniera inadeguata. Ho appena enunciato una
grande verità: chi affonda nelle sconfi...
Sarà quello che RITIENE DI POTER VINCERE.
Notate le parole che sono state evidenziate e afferrerete il loro significato
pr...
L'evento a cui mi riferisco risale al 1900, quando fu istituita la US Steel
Corporation. Leggendo la storia, tenete bene i...
Morgan si appartò con l'oratore in un angolo della sala dove, seduti su scomodi
seggioloni, parlarono fitto per più di un'...
chiusura degli opifici improduttivi, la concentrazione degli sforzi produttivi,
economie nella distribuzione del minerale ...
di chiunque al mondo. Le sue cifre non vennero mai messe in dubbio. Se lui
sosteneva che un'azienda valeva tanto, nessuno ...
Le ricchezze iniziano da un'idea
L'appassionante storia che avete appena letto è la perfetta dimostrazione del
metodo con ...
IV - L'AUTOSUGGESTIONE
IL MEZZO PER INFLUIRE SUL SUBCONSCIO
Terzo passo verso la ricchezza
L'autosuggestione è un concetto...
Napoleon Hill - Pensa ed Arricchisci Te Stesso
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Napoleon Hill - Pensa ed Arricchisci Te Stesso

Quest'opera è una di quelle che hanno più influito su tanti individui nel mostrare la direzione da prendere per l'autorealizzazione, intesa sia come indipendenza finanziaria sia come ricchezza spirituale che trascende qualunque paragone monetario. Non c'è mai stato né ci sarà mai un altro libro simile: esso trae ispirazione dalla formula del successo rivelata molti anni fa da Andrew Carnegie al suo autore, Napoleon Hill... Migliaia di individui hanno applicato e messo a frutto la celebre filosofia di questo volume. Mail: danielebinary@gmail.com Skype: danielebinary Facebook: http://facebook.com/danielebinary1 Twitter: http://twitter.com/danielebinary Google+: http://plus.google.com/+DanieleBinary/posts Youtube Channel: http://youtube.com/c/DanieleBinary Linkedin: http://linkedin.com/in/danielebinary Fiverr: http://fiverr.com/s2/c671ef645b WebSite: http://againmore.com
Published on: Mar 3, 2016
Published in: Business      
Source: www.slideshare.net


Transcripts - Napoleon Hill - Pensa ed Arricchisci Te Stesso

  • 1. Napoleon Hill PENSA E ARRICCHISCI TE STESSO Gribaudi
  • 2. Proprietà letteraria riservata © 2003 by Piero Gribaudi Editore srl 20142 Milano - Via C. Baroni, 190 Titolo originale dell'opera: Think and Grow Rich © Napoleon Hill Foundation Traduzione di Daniele Ballarini ISBN 978-88-7152-978-4 Prima edizione: aprile 2003 Seconda edizione: dicembre 2004 Terza edizione: maggio 2006 Quarta edizione: settembre 2007 Prima Edizione Elettronica: febbraio 2012 Copertina di Ideaesse Stampa: Studio VD - Città di Castello (Pg)
  • 3. PRESENTAZIONE Quest'opera è una di quelle che hanno più influito su tanti individui nel mostrare la direzione da prendere per l'autorealizzazione, intesa sia come indipendenza finanziaria sia come ricchezza spirituale che trascende qualunque paragone monetario. Non c'è mai stato né ci sarà mai un altro libro simile: esso trae ispirazione dalla formula del successo rivelata molti anni fa da Andrew Carnegie al suo autore, Napoleon Hill. Carnegie non si limitò a diventare multimilionario, ma aiutò migliaia di uomini a fare altrettanto svelando loro il suo segreto. Altri cinquecento personaggi che hanno raggiunto il successo economico espongono qui il loro personale approccio a Hill, il quale può quindi divulgare il messaggio a tutti coloro che, nelle varie occupazioni professionali, sono disposti a impegnare le loro idee, riflessioni e progettazioni per arricchirsi. Migliaia di individui hanno applicato e messo a frutto la celebre filosofia di questo volume. I suoi segreti sono eterni, perciò ancora applicabili come quando apparve la prima edizione. Adesso, quest'ultima edizione rende disponibile a tutti la formula a cui attingere per guadagnare di più e raggiungere la pace interiore, il che significa la felicità. Questo è essenzialmente un manuale pratico che insegna cosa fare e come farlo. Vi troverete la magia dell'autodeterminazione, della programmazione organizzata, dell'autosuggestione, dell'alleanza di cervelli, di uno straordinario sistema di analisi personale, oltre a consigli dettagliati per vendere meglio i propri servizi forniti da personaggi di spicco che, con la loro esperienza, ne hanno dimostrato l'efficacia. Peraltro, le ricchezze ottenibili non si misurano solamente a livello monetario. Vi sono i tesori dell'amicizia durevole, di armoniosi rapporti famigliari, della simpatia, della comprensione reciproca e dell'equilibrio interiore garantito dalla serenità mentale, che è misurabile solo con valori spirituali. La filosofia di questo manuale vi preparerà ad attirare e sfruttare questi beni superiori, che sono e saranno sempre negati a tutti quelli che non sono pronti a riceverli. Di conseguenza, preparatevi ad applicarne i princìpi: trasformerete la vostra vita, attenuando le tensioni e le ardue prove dell'esistenza, e sarete pronti ad accumulare ricchezze materiali e spirituali. L'Editore
  • 4. INTRODUZIONE In ogni capitolo di questo libro faccio riferimento al segreto per il successo economico che ha fatto la fortuna delle centinaia di magnati di cui ho attentamente studiato l'attività. È stato Andrew Carnegie, parecchi anni fa, a farmelo scoprire. L'amabile e astuto scozzese, già avanti negli anni, me l'aveva rivelato come se niente fosse quando ero ancora ragazzo. Poi, si era appoggiato sulla sua poltrona con espressione furbetta, fissandomi per vedere se avessi abbastanza intelligenza da capire fino in fondo il significato delle sue parole. Quando si rese conto che avevo afferrato l'idea, mi chiese se fossi disposto a dedicare vent'anni o più per prepararmi a diffonderla nel mondo, alle donne e agli uomini che, senza di essa, avrebbero sprecato la vita nel fallimento totale. Diedi l'assenso e, anche grazie al suo aiuto, ho mantenuto la promessa. Questo volume contiene quel segreto così come lo hanno applicato migliaia di persone in ogni settore professionale. Lo stesso Carnegie mi consigliò di divulgare la formula magica della sua fortuna finanziaria a tutti gli individui che non hanno tempo per investigare in che modo ci si arricchisce, sperando che potessi dimostrarne la validità riportando le esperienze di altre persone di successo. Nel terzo capitolo, quello dedicato alla fede, leggerete della stupefacente fondazione della US Steel Corporation da parte del giovane a cui Carnegie aveva affidato l'esecuzione pratica della formula che si dimostra valida per tutti coloro che sono pronti. La semplice applicazione di questo principio fruttò a Charles M. Schwab un'enorme fortuna finanziaria: più o meno seicento milioni di dollari. Questi fatti, che sono noti a chiunque abbia conosciuto Carnegie, vi danno un'idea di ciò che potete attingere da questo libro, purché sappiate quello che volete. Il segreto fu svelato a migliaia di donne e uomini, che lo hanno usato a loro vantaggio, come Carnegie voleva che facessero. Alcuni si sono arricchiti, altri se ne sono serviti per portare l'armonia nella loro fa miglia. Un sacerdote se ne è avvalso in modo talmente efficace da produrre ogni anno un reddito superiore ai settantacinquemila dollari. Arthur Nash, un sarto di Cincinnati, mise a rischio la casa di moda per cui lavorava, a dire il vero quasi fallita, usandola come "cavia" per saggiare la formula. L'attività riprese a fiorire e arricchì tutti i proprietari: è rigogliosa ancora oggi, sebbene Nash se ne sia ormai andato. L'esperimento fu talmente esemplare che giornali e riviste ne parlarono così bene da fargli un'ottima pubblicità, che di per sé vale più di un milione di dollari. Il segreto venne divulgato anche a Stuart Austin Wier, di Dallas, in Texas. Lui era pronto, tanto da abbandonare la sua professione per studiare legge. Ha avuto successo? Leggerete anche questa storia.
  • 5. Quando lavoravo come direttore pubblicitario della LaSalle University, che allora era a malapena conosciuta, ho avuto il privilegio di vedere come applicasse la formula J.G. Chapline, il suo rettore: senz'altro bene, visto che LaSalle è diventata una delle più grandi scuole del paese in corsi per corrispondenza. Il segreto di cui parlo viene svelato più di cento volte in tutto il libro. Non vi si fa riferimento in modo diretto, dal momento che sembra funzionare meglio se lo si fa intuire, specie a quelli che, cercandolo, sono pronti a coglierlo in tale forma occulta. Lo stesso motivo per cui Carnegie me ne parlò in maniera arcana, senza definirlo con termini specifici. Se siete preparati a metterlo in pratica, lo riconoscerete almeno una volta in ogni capitolo. Mi piacerebbe farvi capire subito se siete pronti, ma così vi toglierei gran parte dei benefici che riceverete scoprendolo a modo vostro. Se a volte vi siete sentiti scoraggiati, se avete avuto difficoltà, se avete provato e fallito o se siete stati svantaggiati da una malattia o da un handicap fisico, la storia in cui racconto come mio figlio abbia usato la formula di Carnegie potrebbe essere l'oasi nel deserto che state cercando. Lo stesso segreto venne ampiamente impiegato durante la Prima guerra mondiale dal presidente americano Woodrow Wilson. Lo divulgava durante l'addestramento a ogni soldato che doveva andare al fronte. Fu lo stesso presidente a dirmi che esso era stato un fattore decisivo per la raccolta dei fondi necessari per sostenere lo sforzo bellico. L'elemento degno di nota di questo segreto è che, una volta appreso e applicato, ci si trova letteralmente proiettati verso il successo. Se ne dubitate, studiate i nomi dei personaggi che cito nel libro e che se ne sono serviti: verificate i primati che hanno stabilito e ve ne convincerete. Non esiste niente che si possa ottenere senza dare nulla in cambio! Così, anche il segreto a cui mi riferisco ha un prezzo, benché questo sia di gran lunga inferiore al valore di quello. Non si può carpire il segreto se non lo si cerca intenzionalmente. Non lo si può svalutare propagandolo ai quattro venti, né acquistare col vile denaro, dato che è composto di due parti, una delle quali è già in possesso di coloro che sono pronti a coglierlo. Il segreto è utile per tutti quelli che sono preparati a sfruttarlo, e lo è nelle stesse proporzioni. L'istruzione non c'entra niente: molto prima che nascessi io, era stato scoperto anche da Thomas A. Edison, che lo ha utilizzato in modo così intelligente da diventare il più grande inventore del mondo sebbene fosse andato a scuola solo per tre mesi in tutta la sua vita. Questo segreto passò anche a Edwin C. Barnes, un socio di Edison, che lo adoperò con tale efficacia da accumulare una fortuna che gli permise di andare in pensione in giovane età, mentre prima guadagnava appena dodicimila dollari all'anno. Troverete la sua storia all'inizio del primo capitolo. Perciò, vi convincerete che le ricchezze non sono al di fuori della vostra portata, che potete ancora essere ciò che volete, che i soldi, la fama e la felicità sono ottenibili da tutti coloro i quali sono decisi ad averli. Come faccio a saperlo? Avrete la risposta prima della fine del libro: la potreste trovare alla prima pagina, oppure all'ultima.
  • 6. Mentre, incentivato da Carnegie, eseguivo la mia ricerca ventennale, ho studiato e analizzato centinaia di personaggi famosi, molti dei quali ammettevano apertamente di aver affastellato le loro fortune con l'aiuto della formula segreta. Eccone alcuni: HENRY FORD WILLIAM WRIGLEY JR. JOHN WANAMAKER JAMES J. HILL GEORGE S. PARKER E.M. STATLER HENRY L. DOHERTY CYRUS H.K. CURTIS HARRIS E. WILLIAMS FRANK GUNSAULUS DANIEL WILLARD KING GILLETTE RALPH A. WEEKS DANIEL T. WRIGHT JOHN D. ROCKEFELLER THOMAS A. EDISON GEORGE EASTMAN CHARLES M. SCHWAB THEODORE ROOSEVELT JOHN W. DAVIS ELBERT HUBBARD WILBUR WRIGHT WILLIAM JENNINGS BRYAN DAVID STARR JORDAN J. OGDEN ARMOUR ARTHUR BRISBANE LUTHER BURBANK EDWARD W. BOK FRANK A. MUNSEY ELBERT H. GARY ALEXANDER GRAHAM BELL JOHN H. PATTERSON FRANK A. VANDERLIP F. W. WOOLWORTH ROBERT A. DOLLAR EDWARD A. FILENE EDWIN C. BARNES ARTHUR NASH CLARENCE DARROW WOODROW WILSON
  • 7. WILLIAM HOWARD TAFT JULIUS ROSENWALD STUART AUSTIN WIER FRANK GRANE GEORGE M. ALEXANDER J.G. CHAPLINE JENNINGS RANDOLPH Questi nomi rappresentano una minuscola parte delle centinaia di personaggi celebri le cui realizzazioni, finanziarie o personali, provano che chi comprende e applica il segreto di Carnegie raggiunge posizioni elevate. Non ho conosciuto nessuno che, essendo da esso ispirato, non abbia conseguito un successo degno di nota nel suo campo di applicazione. Non ho conosciuto nessuno che si sia distinto in qualche modo o abbia accumulato rilevanti ricchezze senza essere al corrente della formula segreta. Da tali fatti deduco che essa è molto più importante, per la realizzazione personale, di qualsiasi altra nozione che ci sia stata insegnata. Di tanto in tanto, il segreto a cui faccio riferimento affiorerà con forza sulla pagina, purché siate pronti a coglierlo! Quando apparirà, lo riconoscerete. Non è importante individuarlo alla prima o all'ultima pagina, basta che, non appena ne intuiate l'indizio, vi fermiate un attimo a girare la clessidra, perché ciò segnalerà un punto di svolta nella vostra vita. Proseguendo la lettura, ricordate inoltre che in questo libro presento fatti e non fantasie, dato che il suo obiettivo consiste nel comunicare una verità universale in virtù della quale chi è pronto imparerà cosa fare e come farlo! Un ultimo consiglio prima di lasciarvi al capitolo iniziale. Voglio suggerirvi un indizio per riconoscere il segreto di Carnegie: ogni realizzazione personale e ogni ricchezza guadagnata nascono da un idea! Se siete pronti per il magico segreto, già ne possedete la metà; pertanto, saprete individuare l'altra metà nel momento in cui colpirà la vostra mente. Napoleon Hill
  • 8. I - PENSIERI SONO COSE L'UOMO CHE "PENSÒ" DI ENTRARE IN SOCIETÀ CON THOMAS A. EDISON I pensieri sono veramente cose, e per giunta potenti, specie se li si abbina alla chiarezza di intenti, alla tenacia e al desiderio ardente di tradurli in ricchezze o altri oggetti materiali. Alcuni anni fa, Edwin C. Barnes scopri la verità dell'assunto per cui si arricchiscono gli uomini che sanno pensare. La sua scoperta non fu naturalmente l'esito di una singola riflessione: si svelò poco alla volta, muovendo dal suo intenso desiderio di divenire socio d'affari del grande Edison, l'inventore. Una delle caratteristiche dell'intenzione di Barnes era la chiarezza: egli non voleva lavorare per Edison ma con Edison. Leggete attentamente come fece a trasformare in realtà questo desiderio e capirete meglio uno dei princìpi che portano al successo. Quando avvertì per la prima volta quest'impulso mentale, egli non era in grado di metterlo in pratica perché gli si frapponevano due ostacoli: non conosceva personalmente l'inventore e non aveva abbastanza denaro per pagare il biglietto ferroviario onde recarsi fino a Orange, nel New Jersey. Due difficoltà che avrebbero scoraggiato la maggioranza degli uomini dal fare un minimo tentativo, ma il suo non era un desiderio normale! L'inventore e il "vagabondo" Barnes si presentò al laboratorio di Edison e gli enunciò la sua intenzione di entrare in affari con lui. Anni dopo, raccontando il loro primo incontro, l'inventore disse: «Stava di fronte a me e aveva tutto l'aspetto di un vagabondo, ma c'era qualcosa nella sua espressione che mi diceva quanto fosse determinato ad avere ciò per cui era venuto. In anni di rapporti interpersonali, avevo appreso che quando un uomo vuole veramente una cosa, fino in fondo, tanto da mettere in gioco in un attimo tutto il suo futuro, la otterrà di sicuro. Gli diedi l'occasione che cercava perché avevo capito che era deciso a non muoversi se non l'avesse avuta. Gli eventi successivi hanno dimostrato che nessuno di noi due si sbagliava». Forse non fu l'aspetto fisico a dare a quel giovanotto l'occasione, tutt'altro. Quello che contava era il suo modo di "pensare", ovvero la positiva disposizione mentale. Ovviamente, Barnes non divenne socio di Edison fin dal primo incontro, ma ebbe l'opportunità di lavorare negli uffici dell'inventore, ricevendo inizialmente uno stipendio limitato.
  • 9. Passarono i mesi. Apparentemente, non succedeva nulla che avvicinasse l'obiettivo tanto bramato da Barnes, lo scopo della sua vita. Tuttavia, stava accadendo qualcosa nella sua mente: cresceva il desiderio di farsi socio dell'impresa di Edison. Gli psicologi dicono correttamente che «quando si è davvero pronti per una cosa, se ne assume l'aspetto». Barnes era preparato a entrare in società col grande inventore; inoltre, era deciso a tenere duro finché non avesse avuto ciò che voleva. Non disse dentro di sé: «A cosa serve quello che faccio? Meglio cambiare idea e cercare un impiego da venditore», ma si disse: «Sono venuto qui per entrare in affari con Edison e ci riuscirò anche se dovessi metterci il resto della mia vita». Ne era convinto! Quante storie diverse ci sarebbero se gli uomini adottassero sempre la chiarezza di intenti e si attenessero allo scopo prestabilito per dargli tempo di diventare una vera ossessione! Forse allora il giovane Barnes non lo sapeva, ma la sua ostinata determinazione, la sua tenacia nell'attenersi ad un unico desiderio da realizzare era destinata ad abbattere ogni ostacolo e ad offrirgli l'occasione che cercava. Occasioni ben mascherate Quando si presentò, l'opportunità aveva un senso e una forma diversi da quelli che si attendeva Barnes. È uno dei tranelli delle occasioni: di solito, infatti, esse hanno l'abitudine di insinuarsi da una porta secondaria, spesso mascherandosi da svantaggi o temporanee sconfitte. Questo è forse il motivo per cui molti non riescono a riconoscerle. Edison aveva appena perfezionato una nuova macchina per l'ufficio, a cui si diede il nome di dittafono. I suoi venditori non ne erano entusiasti poiché ritenevano che fosse difficile piazzarla. Barnes intravide la sua occasione che si introduceva di soppiatto, celata dietro quella macchina dallo strano aspetto che non interessava a nessuno, eccezion fatta per lui e l'inventore. Barnes sapeva di poter vendere il dittafono, lo disse apertamente a Edison, che gli diede l'occasione di dimostrarlo. Caspita se lo vendette! In realtà, ci ricavava tanti utili che l'inventore firmò un contratto con lui, cedendogli la distribuzione e la commercializzazione della macchina in tutto il paese. Adesso erano soci e Barnes potè arricchirsi, senonché, in questo modo fece anche qualcosa di molto più grande: provò che è possibile "pensare e arricchire se stessi". Quanti soldi Barnes abbia effettivamente ricavato con la realizzazione del suo desiderio mi è ignoto e non ho la possibilità di saperlo. Due o tre milioni di dollari, forse, ma la cifra, quale che sia, è irrilevante se la paragoniamo alla cognizione suffragata secondo cui si può trasformare un intangibile impulso mentale in ricompense materiali mediante l'applicazione di determinati princìpi. Barnes pensò letteralmente di entrare in società col grande Edison! Immaginò come attivarsi per diventare ricco. Non aveva nulla da cui iniziare, se non la consapevolezza di ciò che desiderava e la decisione di atternervisi finché non lo avesse conseguito.
  • 10. A un metro dall'oro Una delle ragioni più comuni dei fallimenti personali è il difetto di rinunciare davanti alle sconfitte temporanee. Ognuno di noi commette, prima o poi, questo errore. Durante la corsa all'oro, anche uno zio di R.U. Darby fu preso da quella "febbre" e si trasferì nell'ovest per scavare e diventare ricco. Non aveva mai sentito dire che è sempre stato estratto più oro dai pensieri umani che dalle viscere della terra. Egli agì a modo suo, dotandosi di pala e piccone. Dopo alcune settimane di lavoro, venne ricompensato dalla scoperta del luccicante minerale. Gli servivano altri macchinari per portarlo alla superficie: dunque, nascose la cava per cautelarsi e tornò verso casa, a Williamsburg, nel Maryland, rivelando il "colpo" ai parenti e ad alcuni amici. Misero assieme i soldi necessari per acquistare le macchine e poi le imbarcarono. Lo zio e Darby tornarono quindi alla miniera. Il primo vagone del minerale fu estratto e spedito a una fonderia. La resa dimostrò che avevano trovato una delle miniere più ricche del Colorado! Qualche altro vagone del minerale e avrebbero potuto rifondere tutti i debiti. In seguito sarebbero arrivati utili a volontà. Le trivelle scavavano instancabilmente! Le speranze di Darby e dello zio si rafforzavano sempre più, ma poi accadde qualcosa: scomparve la vena del minerale aurifero. Con la riserva d'oro, svaniva anche la loro illusione. Continuarono a scavare, cercando disperatamente di ritrovare la vena, ma non ci riuscirono. Infine, decisero di rinunciare. Vendettero le macchine ad un rigattiere per poche centinaia di dollari e tornarono a casa in treno. Il rigattiere si rivolse a un ingegnere minerario, commissionandogli alcuni calcoli da eseguire sulla cava. Secondo l'ingegnere, il progetto era fallito perché i proprietari ignoravano la "linea delle faglie". In base ai suoi calcoli, la vena sarebbe ripresa ad appena un metro da dove avevano smesso di scavare i Darby! Infatti, la ritrovarono proprio a quella profondità. Il rigattiere ricavò milioni di dollari dalla miniera d'oro perché fu così saggio da chiedere il consiglio di un esperto prima di abbandonare il progetto. "Non mi fermerò mai solo perché gli altri mi rifiutano" Molto tempo dopo, R.U. Darby recuperò le perdite subite e fece grandi affari scoprendo che il desiderio può essere trasformato in oro. Fece la scoperta quando aveva già iniziato la carriera di assicuratore nel ramo vita. Consapevole di aver sprecato una grande fortuna per essersi fermato a un metro dall'oro, mise a frutto l'esperienza nel nuovo lavoro dicendo semplicemente a se stesso: «Mi sono arrestato a un metro dalla fortuna, ma ora non smetto mai se un cliente rifiuta quando gli chiedo di comprare una polizza». Darby divenne uno dei pochi assicuratori a vendere ogni anno più di un milione di dollari di polizze. Doveva la sua "tenacia" alla lezione appresa dall'"incostanza" nel caso della miniera d'oro.
  • 11. Prima che gli arrida il successo, ogni uomo può essere sicuro di andare incontro a temporanee battute d'arresto o veri e propri fallimenti. Quando si è sconfitti, sembra che la cosa più logica sia cambiare strada, rinunciare al progetto. Così si comporta la maggioranza della gente. Più di cinquecento persone di successo mi hanno detto di essere riusciti spesso in ciò che facevano appena un passo dopo essere stati sconfitti. Il fallimento è un burlone con acuto senso dell'ironia e dell'inganno: si diverte a imbrogliarci quando il successo è alla nostra portata. Una lezione di tenacia per cinquanta centesimi Poco dopo aver ricevuto la laurea all'"università delle sconfitte", Darby decise di trarre profitto dalla sfortunata esperienza della miniera d'oro ed ebbe la fortuna di essere presente nella circostanza in cui si dimostrò che un "no" non significa necessariamente no. Una volta, stava aiutando lo zio a macinare il grano in un vecchio mulino. L'uomo aveva una grande fattoria dove abitava anche un certo numero di mezzadri di colore. La porta si aprì lentamente e apparve una bambina nera, figlia di un mezzadro, che entrò e si fermò sulla soglia. Lo zio la aggredì subito: «Che cosa vuoi?» La bimba rispose intimidita: «La mia mamma dice che vuole cinquanta centesimi». «Neanche per sogno», replicò lui con tono sgarbato. «Adesso vai subito a casa». «Sì, signore», esclamò la piccola, ma non si mosse. Lo zio continuò il lavoro, era talmente impegnato che non fece alcuna attenzione alla ragazzina che non se ne andava. Quando risollevò gli occhi e la vide ancora lì, la sgridò: «Ti ho detto di andare a casa! Vacci o ti do una frustata!» La bambina diceva: «Sì, signore», ma non si muoveva. Allora, lo zio posò a terra la balla di grano che stava per versare nella tramoggia del mulino, prese una daga e si diresse verso la piccola con un'espressione che non prometteva niente di buono. Darby trattenne il fiato, certo che lo zio l'avrebbe bastonata con la daga. Sapeva che era collerico. Quando l'uomo raggiunse la porta, la bambina fece un passo in avanti, lo guardò negli occhi e urlò con quanta voce aveva in corpo: «La mamma deve avere cinquanta centesimi!» Lo zio si fermò, la guardò per un attimo, poi lasciò cadere il bastone in terra, si mise una mano in tasca, ne estrasse mezzo dollaro e lo consegnò alla bambina. Questa prese il soldo e arretrò per uscire senza mai togliere gli occhi di dosso dall'uomo che aveva appena sottomesso. Dopo che se ne fu andata, lo zio si sedette su una cassa e fissò nel vuoto, fuori della finestra, per più di dieci minuti. Stava riflettendo sulla frustata che aveva appena ricevuto. Anche R.U. Darby meditò sul caso. Era la prima volta che vedeva una bambina di colore dominare chiaramente un bianco adulto. Come aveva fatto? Cos'era successo a suo zio da fargli perdere la baldanza e renderlo docile come un agnellino? Di quale
  • 12. strano potere si servì la ragazzina per gestire la situazione? Questi e altri interrogativi occupavano la mente di Darby, anche se la risposta la trovò solo parecchi anni dopo, quando mi raccontò la storia. Stranamente, mi narrò l'insolita esperienza nel vecchio mulino, nello stesso posto dove lo zio ricevette la lezione. Lo strano potere di una bambina Mentre ci trovavamo in quel posto ammuffito, Darby mi raccontò l'insolita conquista finendo col chiedermi: «Che cosa ne deduce? Quale strano potere usò la bambina per dare una lezione talmente sonora a mio zio?» Troverete la risposta a questo quesito nei princìpi descritti nelle pagine seguenti, una risposta completa ed esauriente, con le istruzioni sufficienti per permettere a ognuno di capire e applicare la stessa forza usata dalla bambina. Tenete la mente attiva e comprenderete esattamente il potere che venne in soccorso a quella bimba. Forse lo intuirete leggendo il prossimo capitolo, o le successive pagine del libro, magari sotto forma di un'idea che acuisce le vostre facoltà mentali, mettendo a vostra disposizione questa forza irresistibile. La consapevolezza di averla può colpirvi nel primo capitolo o balenarvi in mente in quelli successivi. Potrebbe assumere la forma di una singola idea, di un piano organizzato o di un obiettivo da fissare. Oppure, potrebbe farvi rivivere le passate esperienze negative (sconfitte e fallimenti), facendo emergere una lezione che, appresa, vi farà riguadagnare ciò che avete perso in tali sconfitte. Dopo che gli ebbi spiegato il potere usato inconsciamente dalla bambina di colore, Darby ripensò ai suoi trent'anni di esperienza come assicuratore e riconobbe sinceramente che il suo successo era dovuto essenzialmente alla lezione appresa da lei. Mi disse: «Ogni volta che un cliente cercava di intimidirmi e cacciarmi senza comprare, rivedevo la bimba che non si muoveva dal vecchio mulino e spalancava gli occhi con aria di sfida; allora, dicevo dentro di me: "Devo assolutamente concludere questo contratto". La miglior parte delle vendite che ho realizzato le ho concluse dopo che i clienti mi avevano rifiutato». Si ricordava anche dell'errore commesso quando si erano fermati ad appena un metro dall'oro. «Tuttavia», aggiunse, «a pensarci bene, quell'esperienza è stata un vantaggio, benché fosse ben mascherato. Mi insegnò a essere tenace malgrado le difficoltà che incontravo, a insistere fino a imparare la lezione di cui avevo bisogno per riuscire in qualsiasi attività». La storia di Darby e di suo zio, della bambina di colore e della miniera d'oro, verrà senz'altro letta da centinaia di venditori di assicurazioni: a tutti questi, mi pregio far osservare che Darby deve a queste due esperienze la sua abilità nel vendere ogni anno più di un milione di dollari in assicurazioni sulla vita. Le due esperienze vissute da Darby erano abbastanza comuni e semplici, eppure contenevano la risposta al destino della sua vita; quindi, per lui erano altrettanto importanti della sua esistenza. Imparò la lezione perché la analizzò e scoprì come
  • 13. applicare l'esperienza. Ma cosa può fare un uomo che non ha il tempo né l'inclinazione per studiare i suoi fallimenti onde estrapolarne i princìpi che lo porteranno al successo? Dove e in che modo apprenderà l'arte che consiste nel tradurre le sconfitte in occasioni migliori? È per rispondere a questi interrogativi che ho scritto il libro. Tutto quello che vi serve è un'idea valida La risposta comporta la spiegazione di tredici principi fondamentali, ma ricordate che potreste trovare quella che fa per voi (il che vi indurrà a meditare sulla stranezza della vita) sotto forma di un'idea, un progetto o uno scopo che vi colpisce la mente mentre leggete. Un'idea valida è tutto ciò che serve per raggiungere il successo. I princìpi descritti in questo volume integrano metodi e strumenti per avere idee utili. Prima di proseguire verso la descrizione di tali nozioni fondamentali, ritengo abbiate il diritto di ricevere questo importante suggerimento... Quando cominciano ad arrivare le ricchezze, lo fanno così in fretta e in tale copia che ci si chiede dove fossero nascoste in tutti i precedenti anni di privazioni. Questa frase è stupefacente, tanto più se la mettiamo a confronto con la credenza popolare secondo cui i soldi spettano solo a chi lavora duro e a lungo. Se sapete pensare per arricchirvi, vedrete invece che la ricchezza inizia da uno stato mentale, dalla chiarezza di intenti, e non dipende dal lavoro, se non in minima parte. Voi, o chiunque altro, dovreste essere interessati a imparare come acquisire lo stato mentale che attira le ricchezze. Ho eseguito una ricerca più che ventennale perché anch'io volevo sapere "in che modo gli uomini ricchi diventano tali". Non appena saprete gestire i princìpi di questa filosofia pratica, seguite le istruzioni per metterli in atto e vedrete come migliorerà in fretta la vostra posizione finanziaria: tutto ciò che toccherete si trasformerà in beni e vantaggi personali. Impossibile? Nient'affatto! Uno dei difetti più evidenti di molte persone è la frequenza con cui usano la parola "impossibile". Conoscono tutti i metodi per non far funzionare le cose, tutte le cose che non devono essere fatte. Per converso, questo libro è stato scritto a favore di coloro che, cercando le regole che hanno beneficiato altre persone, sono disposti a scommettere su tali regole. Il successo arride a coloro che ne diventano consapevoli. L'insuccesso capita a chi si lascia scivolare con indifferenza nella consapevolezza del fallimento. Con quest'opera mi prefiggo di aiutare tutti quelli che vogliono apprendere a cambiare mentalità: dalla consapevolezza della sconfitta a quella della vittoria. Un altro difetto comune a molte persone è l'abitudine di misurare tutto in base alla proprie credenze e impressioni. Alcuni lettori ritengono di non potersi arricchire perché hanno una radicata disposizione mentale che li induce a soffermarsi su pensieri di povertà, bisogno, tristezza, fallimento e sconfitta.
  • 14. Mi fanno tornare in mente un famoso cinese che venne negli Stati Uniti per studiare il modo di vita americano. Frequentava l'università di Chicago; un giorno, il rettore Harper lo incontrò in facoltà, si fermò a parlare con lui e gli chiese quale pensava fosse la caratteristica più evidente degli americani. «Ma è chiaro», esclamò lo studente orientale, «il taglio obliquo dei vostri occhi. Sono così strani!» Che cosa diciamo noi dei cinesi? Rifiutiamo di credere a ciò che non comprendiamo. Siamo convinti che i nostri limiti siano la misura dei limiti altrui. Certo, gli altri hanno occhi "a mandorla" perché sono diversi dai nostri. L'"impossibile" motore Ford V-8 Quando decise di produrre il celebre motore V-8, Henry Ford voleva che tutti gli otto cilindri fossero fusi in un unico blocco: gli ingegneri ricevettero istruzioni per preparare un progetto adatto. Lo disegnarono, ma tutti erano convinti che fosse impossibile fondere in un unico pezzo un motore a otto cilindri. Ford disse: «Producetelo ugualmente!» «Ma come», risposero all'unisono, «non è possibile!» «Procedete», ordinò il grande industriale, «e non fermatevi finché non ci siete riusciti, indipendentemente dal tempo che ci vuole». Gli ingegneri proseguirono le prove. Passarono sei mesi senza che accadesse nulla. Altri sei mesi senza risultati. I tecnici mettevano alla prova tutti i progetti concepiti dagli ingegneri, ma il motore non ne voleva sapere di funzionare. Sembrava impossibile. Alla fine dell'anno, Ford chiamò a rapporto gli ingegneri che lo informarono di non aver trovato il modo di eseguire il suo ordine. «Continuate», disse Ford. «Lo voglio e lo avrò». Obbedirono e poi, come per magia, fu scoperto il segreto. La determinazione di Ford l'ebbe vinta ancora una volta! Forse non ho esposto la storia nella precisione dei dettagli, ma nella sostanza è corretta e spiega quello che avvenne. Voi che volete arricchirvi, riflettete e traetene le conseguenze: qui sta il segreto dei milioni guadagnati da Ford. Semplice, vero? Ford ha avuto successo perché aveva capito e applicato i princìpi che servono per averlo, fra cui la tenacia del desiderio, che equivale a sapere bene ciò che si vuole. Proseguendo nella lettura, non dimenticate questa storia e semmai tornateci sopra per fissare in mente il segreto delle stupende realizzazioni di Ford. Se siete in grado di farlo, assimilerete i princìpi che lo hanno reso ricco, potendo così eguagliare il suo successo in qualsiasi cosa facciate. Perché siamo "padroni del nostro destino" Quando Henley scrisse i versi profetici: «Sono padrone del mio destino, il capitano della mia anima»1 , avrebbe dovuto informarci che ciò vale per tutti; anche noi siamo
  • 15. padroni del nostro destino, capitani della nostra anima,dato che abbiamo la possibilità di controllare i nostri pensieri. Henley avrebbe dovuto dirci che il nostro cervello si sintonizza sui pensieri che dominano la mente per mezzo di "calamite" che non conosciamo e che attraggono verso di noi le forze, le persone e le occasioni che si armonizzano con la natura dei nostri pensieri dominanti. Avrebbe dovuto precisare che, prima di accumulare grandi ricchezze, dovremmo magnetizzare la mente col desiderio intenso di arricchirci, "sensibilizzandoci al denaro" finché tale desiderio non ci induce a concepire progetti per realizzarlo. Tuttavia, dal momento che era un poeta e non un filosofo, Henley si accontentò di esporre una grande verità in forma poetica, lasciando ai lettori l'interpretazione del senso filosofico dei suoi versi. Poco alla volta, la verità si è svelata, tanto che ora appare accertato che i princìpi descritti in questo libro includono il segreto per gestire il nostro destino economico. I princìpi che possono trasformare il nostro destino Prenderemo ora in esame il primo di tali princìpi. Leggendo, tenete la mente aperta e ricordate che essi non sono un'invenzione, ma regole dimostratesi valide per molti. Anche voi potete farli fruttare a vostro vantaggio. E vedrete che sarà facile farlo, tutt'altro che difficile. Parecchi anni fa, fui incaricato di presentare la cerimonia del conferimento delle lauree al Salem College (West Virginia). Misi l'accento sul principio descritto nel prossimo capitolo con tale enfasi che uno degli studenti in procinto di laurearsi volle integrarlo nella sua filosofia di vita. Questo giovanotto divenne poi membro del Congresso e uno dei consiglieri più ascoltati nell'amministrazione del presidente Franklin Delano Roosevelt. In seguito, mi scrisse una lettera in cui delineava così bene la sua opinione sul principio che descriverò da indurmi a riportarla qui, come introduzione al prossimo capitolo. In questo modo, potete già immaginare le ricompense che riceverete. Caro Napoleon, poiché la mia attività come membro del Congresso mi ha dato l'occasione di venire a conoscenza dei problemi dei nostri concittadini, ti scrivo per offrire un consiglio che potrebbe essere utile a migliaia di uomini di buona volontà. Nel 1922, quando ero ancora uno studente al Salem College, hai pronunciato tu il discorso per il conferimento delle lauree. Allora, crebbe in me l'idea di poter assumere la responsabilità che detengo ora - servire la gente del mio paese - e di poter puntare a qualsiasi successo futuro. Ricordo come se fosse ieri la tua meravigliosa descrizione del metodo di lavoro di Henry Ford il quale, con scarsa istruzione, senza un dollaro e senza amici influenti, riuscì a elevarsi a grandi imprese. Fu allora che decisi che avrei ritagliato un posto al sole anche per me, quali che fossero gli ostacoli da superare.
  • 16. Anche quest'anno, e nei prossimi anni, migliaia di giovani finiranno i loro studi. Ognuno di loro vorrebbe ricevere l'incoraggiamento pratico da me ricevuto. Vogliono sapere come comportarsi, cosa fare per iniziare la loro vita. Tu puoi spiegarlo a loro, perché hai già contribuito a risolvere i problemi di tantissime persone. Oggi ci sono in America molti individui che, dovendo cominciare da zero, senza aiuti finanziari, o riprendersi dai debiti e dalle perdite subite, vorrebbero sapere come convertire le idee in denaro. Se c'è qualcuno che può aiutarli, sei tu. Se pubblicherai questo libro, mi piacerebbe possederne la prima copia che esce dalla stampa, da te personalmente autografata. Tanti auguri e cordiali saluti. Jennings Randolph Trentacinque anni dopo quel discorso, nel 1957, è stato per me un vero piacere tornare al Salem College per pronunciare la prolusione di inaugurazione dell'anno accademico. Nello stesso tempo, mi è stata conferita la laurea honoris causa in Letteratura. Dal 1922 ho potuto osservare la scalata di Jennings Randolph: prima dirigente esecutivo della principale compagnia aerea nazionale, poi grande conferenziere motivazionale e infine senatore per lo Stato del West Virginia.
  • 17. LA MENTE UMANA Può REALIZZARE tutto quanto può CONCEPIRE E CREDERE
  • 18. II - IL DESIDERIO IL PUNTO D'AVVIO DI OGNI SUCCESSO Primo passo verso la ricchezza Più di cinquant'anni fa, quando arrivò a Grange scendendo dal treno merci, Edwin C. Barnes assomigliava a un pezzente, ma í suoi pensieri erano quelli di un re! Uscendo dalla stazione ferroviaria, mentre si dirigeva verso gli uffici di Edison, la sua mente era già al lavoro. Si vedeva in piedi, davanti al grande inventore; immaginava di chiedergli l'occasione per realizzare il sogno della propria vita, il desiderio ardente di diventare suo socio d'affari. Il desiderio di Barnes non era una speranza! Non era una vaga aspirazione. Ma una voglia acuta, vitale, che trascendeva ogni altra cosa. Era preciso. Alcuni anni dopo, Barnes si trovò di nuovo davanti a Edison, nello stesso ufficio del loro primo incontro. In quel momento, il suo desiderio si era già avverato. Era in affari con l'inventore: il sogno della sua vita si era trasformato in realtà. Barnes ci era riuscito perché aveva scelto un obiettivo preciso, vi aveva profuso tutte le sue energie, tutta la sua forza e ogni altro potere a sua disposizione. L'uomo che bruciava i ponti dietro di sé Passarono cinque anni prima che Barnes ebbe l'opportunità tanto attesa e cercata. Per tutti, tranne se stesso, lui era solo un piccolo ingranaggio nella grande ruota d'affari di Edison; eppure, nella propria mente, si riteneva suo socio d'affari fin dal primo minuto della collaborazione con l'inventore. Una straordinaria dimostrazione del potere di un desiderio preciso e intenso. Barnes conseguì il suo obiettivo perché voleva diventare socio di Edison più di qualsiasi altra cosa nella vita. Mise a punto un piano grazie al quale realizzare l'obiettivo e bruciò tutti i ponti dietro di sé. Rimase fedele a tale desiderio fino a farlo diventare realtà. Quando arrivò a Orange, disse a se stesso: «Vedrò Edison e gli farò sapere che voglio entrare in affari con lui». Non pensò assolutamente: «Terrò gli occhi aperti su altre eventuali occasioni nel caso fallissi nel mio scopo», ma si disse: «Vi è un'unica cosa al mondo che desidero e sono deciso ad avere: mettere in piedi una società con Edison. Brucerò tutti i ponti dietro di me. giocandomi il futuro in base alla mia capacità di ottenere ciò che voglio». Non lasciò aperta nessuna possibilità di ritirata. Era una questione di vita o di morte!
  • 19. Questa è la morale della storia di successo di Barnes! L'incentivo che sprona alle ricchezze Molto tempo fa, un grande guerriero affrontò una situazione che lo obbligò ad assumere una decisione per assicurarsi il successo in battaglia. Stava per lanciare il suo esercito contro un potente nemico, che aveva molti più soldati. Lui imbarcò le sue truppe, fece vela verso il paese nemico, sbarcò i suoi soldati e il loro equipaggiamento, diramando poi l'ordine di bruciare tutte le imbarcazioni. Rivolgendosi ai suoi uomini prima della battaglia, disse loro: «Vedete bene che le barche sono in fumo. Ciò significa che non possiamo più andarcene vivi da queste sponde, se non in caso di vittoria! Non abbiamo scelta: vincere o morire!» Vinsero. Chiunque voglia riuscire in un'impresa deve essere disposto a bruciare le navi o tagliare i ponti per impedirsi ogni possibilità di tornare sui suoi passi. Solo comportandosi così può essere certo di conservare lo stato mentale detto "ardente desiderio di riuscire", che è un principio essenziale del successo. La mattina dopo il grande incendio di Chicago (1871), un gruppo di commercianti stazionava in State Street e osservava i resti fumanti di quelli che erano stati i loro negozi. Si riunirono per decidere se impegnarsi nella ricostruzione o lasciare la città per ricominciare in un altro posto della nazione. Tutti, tranne uno, decisero di lasciare Chicago. Il commerciante che optò per la permanenza puntò il dito contro le macerie del suo negozio e disse: «Signori, costruirò su questo stesso punto il più grande magazzino del mondo, anche se dovessero ancora radermelo al suolo». Questo accadeva quasi un secolo fa. Marshall Field, questo il nome del commerciante, ricostruì la bottega, che oggi campeggia in forma di grande magazzino, monumento alla forza dello stato mentale noto col nome di desiderio ardente. Per lui sarebbe stato assai più semplice fare quello che avevano deciso i suoi colleghi. Quando il gioco era duro, e l'avvenire appariva buio, essi rinunciarono e si trasferirono dove il gioco sembrava più agevole. Notate bene la differenza fra il comportamento di Field e quello dei suoi colleghi perché è la stessa differenza che distingue tutti quelli che hanno successo da quelli che falliscono. Ogni essere umano che raggiunge l'età della ragione e comprende il valore del denaro desidera averlo. Ma, da sola, la vaga aspirazione non arricchisce. Desiderare la ricchezza con una disposizione mentale che la fa diventare un'ossessione, corredata di progetti precisi per acquisirla, sostenuti dalla tenacia che non riconosce i fallimenti, favorisce l'arricchimento personale. Sei modi per trasformare i desideri in oro Il metodo per tramutare il desiderio di ricchezza nel suo equivalente finanziario consiste in sei precise fasi pratiche:
  • 20. 1. Stabilite esattamente la quantità di denaro che volete. Non basta dire: «Desidero avere un sacco di soldi». Siate precisi sull'ammontare. (Sotteso a questa fase vi è un motivo psicologico che descriveremo in un prossimo capitolo). 2. Determinate con precisione ciò che intendete dare in cambio del denaro che desiderate. (Nella realtà, non si ottiene mai qualcosa senza concedere nulla). 3. Fissate la scadenza entro cui intendete possedere la somma di denaro. 4. Concepite un progetto dettagliato per realizzare il vostro desiderio e cominciate subito, anche se non siete pronti, a metterlo in pratica. 5. Elaborate e mettete per iscritto una frase chiara e concisa contenente l'ammontare finanziario che volete avere, la scadenza entro cui acquisirlo, ciò che siete disposti a dare in cambio e il progetto con cui intendete accumularlo. 6. Leggete la frase a voce alta, due volte al giorno, di sera prima di coricarvi e alla mattina subito dopo esservi alzati. Mentre leggete, immaginatevi, sentitevi e credete di essere già in possesso della cifra stabilita. È importante che seguiate le istruzioni di queste sei fasi, specie quelle finali. Forse non siete convinti che sia possibile "immaginarvi in possesso della cifra" prima di possederla, ma qui vi soccorrerà il vostro desiderio ardente. Se volete davvero arricchirvi al punto da trasformare la voglia in ossessione, non avrete difficoltà a persuadervi di poterci riuscire. L'obiettivo è il denaro, ed essere determinati ad averlo, tanto da convincersi di essere in grado di realizzare il desiderio. Riuscite a immaginarvi milionari? Per i non iniziati, coloro che non conoscono i princìpi operativi della mente umana, le istruzioni delle sei fasi potrebbero apparire poco pratiche. A chi non riesce a cogliere la loro praticità, però, potrebbe essere utile sapere che esse sono state attinte direttamente da Andrew Carnegie, il quale aveva iniziato come semplice operaio d'acciaieria, riuscendo col tempo e con la loro applicazione a farle fruttare, fino ad accumulare una fortuna che supera ampiamente i cento milioni di dollari. Vale inoltre la pena notare che le sei fasi citate vennero attentamente vagliate pure dal compianto Thomas Edison, che diede la sua approvazione alla loro applicazione, considerandole non solo essenziali per l'arricchimento personale ma anche per il conseguimento di qualsiasi scopo. Le fasi non richiedono un "duro lavoro". Non implicano sacrifici, non pretendono che si diventi ridicoli, o creduloni. Per applicarle non ci vogliono anni di istruzione scolastica. Tuttavia, ci vuole una sufficiente fantasia per capire che l'accumulo del denaro non può essere lasciato alla fortuna o alle occasioni favorevoli. Occorre rendersi conto che tutti quelli che si sono arricchiti si sono Impegnati in via preliminare a sognare, sperare, desiderare, volere e progettare prima di intascare i soldi.
  • 21. Perciò, sappiate fin d'ora che non sarete mai molto ricchi se non con la previa elaborazione di un desiderio ardente di accumulare denaro e con la convinzione di poterlo possedere. Il potere dei grandi sogni Noi che siamo impegnati nella corsa alle ricchezze dovremmo essere incoraggiati dal fatto che questo mondo in continuo mutamento richiede nuove idee, nuove tecniche, nuovi capi, nuove invenzioni, nuovi metodi didattici, nuovi libri, nuovi modi di commercializzazione, nuova letteratura, nuovi programmi televisivi, nuove idee teatrali e cinematografiche. Sottesa a questa domanda di rinnovamento e miglioramento, vi è una qualità che dobbiamo possedere per vincere la corsa: la chiarezza di intenti, la conoscenza di ciò che si desidera e il desiderio ardente di possederlo. Noi che desideriamo arricchirci dovremmo ricordare che i veri capi del mondo sono sempre stati gli uomini che hanno messo in pratica e sfruttato le forze immateriali delle occasioni allo stato latente, convertendo queste forze (o impulsi mentali) in grattacieli, città, fabbriche, aeroplani, automobili e tutte le altre comodità che rendono piacevole la vita. Nel tentativo di accaparrarvi le ricchezze, non permettete a nessuno eli indurvi a beffeggiare i sognatori. Per vincere la corsa in questo mondo mutevole, dovete assimilare lo spirito dei grandi pionieri del passato che, coi loro sogni, hanno dato alla civiltà tutto ciò che vi è di prezioso, lo spirito che è la linfa vitale del nostro paese: l'opportunità di sviluppare e mettere a disposizione i propri talenti. Se la cosa che desiderate è giusta, e ci credete, procedete e agite in base a essa! Realizzate il vostro sogno e non ascoltate ciò che dice la "gente", anche se andrete incontro a una momentanea sconfitta, perché forse "loro" non sanno che ogni fallimento incorpora il seme di un successo equivalente. Edison sognò una lampadina elettrica, iniziò a mettere in pratica il suo sogno e, nonostante diecimila esperimenti falliti, tenne fede all'idea e la fece diventare realtà concreta. I sognatori con un fine pratico non rinunciano facilmente! Whelan sognò una catena di tabaccherie, trasformò la visione in azione pratica e oggi la United Cigar Stores occupa i migliori angoli di strada di tutti gli USA. I fratelli Wright sognarono un apparecchio che potesse volare nel cielo: adesso, possiamo vedere in tutto il mondo che il loro sogno era fondato. Marconi sognò un sistema per usare le forze intangibili dell'etere. La prova che non era un visionario sono le radio e le televisioni del mondo. Forse vi piacerebbe sapere che i suoi "amici" lo fecero rinchiudere in manicomio quando annunciò che aveva scoperto il principio grazie al quale inviava messaggi attraverso l'etere senza servirsi di fili o altri mezzi fisici di comunicazione. I sognatori odierni non devono quindi lamentarsi. Il mondo attuale, infatti, è gremito di occasioni che i sognatori del passato non hanno mai avuto.
  • 22. Come far decollare i sogni Il desiderio ardente di essere e agire è la rampa di lancio da cui deve decollare ogni sognatore. I sogni non nascono dalla pigrizia o dall'indifferenza, né dalla mancanza di ambizione. Non dimenticate che tutti coloro i quali nella vita hanno successo muovono da un errore e sopportano lotte inenarrabili prima di "arrivare". Di solito, il punto di svolta per il successo si situa nel mezzo di una grande crisi, in cui la persona comprende il suo "altro io". John Bunyan scrisse Il viaggio del pellegrino2 , una delle migliori opere della letteratura inglese, dopo esser stato rinchiuso in prigione e severamente punito a causa delle sue opinioni religiose eterodosse. O. Henry scoprì il genio che sonnecchiava nel suo cervello dopo essere incorso in grandi disgrazie, fra cui il carcere a Columbus, in Ohio. Costretto così a fare la conoscenza del suo "altro io" e a impiegare la sua fantasia, si accorse di essere un grande autore, anziché un reietto e un miserabile delinquente. Charles Dickens incollava le etichette sulle scatole del lucido per scarpe. La tragedia del suo primo amore lo sconvolse nell'anima e lo trasformò in uno dei più grandi scrittori del mondo. Da ciò nacquero David Copperfield e le altre memorabili opere che arricchiscono la vita di chiunque le legga. Helen Keller divenne sorda, muta e cieca subito dopo la nascita. Nonostante tale disgrazia, il suo nome resta indelebile nelle pagine della storia dei grandi conferenzieri. La sua vita è la dimostrazione che nessuno è sconfitto se non accetta di esserlo nella realtà. Robert Burns era un ragazzo di campagna, analfabeta. Inoltre, la povertà lo costrinse a crescere fra gli ubriaconi; eppure, il mondo è migliore perché egli seppe imparare a rivestire i pensieri di immagini poetiche, piantando così una rosa dove in precedenza c'erano solo spine. Beethoven era sordo e Milton cieco, ma i loro nomi vivranno in eterno perché essi seppero sognare e convertire i loro sogni in pensiero organizzato. C'è una grande differenza fra il desiderare una cosa ed essere pronti a riceverla. Nessuno è pronto finché non crede di poterla conquistare; lo stato mentale che occorre è la fede, la convinzione, non la semplice speranza o il puro desiderio. Perciò, bisogna tenere sempre la mente aperta, avere una disposizione mentale positiva. Una mentalità chiusa non incentiva la fede, il coraggio e la convinzione. Ricordate: per puntare in alto nella vita e arricchirsi non ci si deve sforzare più di quanto serva per accettare la povertà e l'infelicità. Un grande poeta ha enunciato questa verità universale con questi versi: Ho pattuito con la Vita un centesimo, E di più la Vita non pagherà, Per quanto mendichi la sera, Tirando le somme della mia piccola attività. Perché la Vita è un padrone giusto,
  • 23. Ti dà quel che chiedi, Ma una volta stabilito il compenso, Bisogna assolvere gli impegni. Ho lavorato per un salario da povero, Solo per imparare, sgomento, Che qualunque prezzo le avessi chiesto, La Vita me l'avrebbe corrisposto volentieri. Il desiderio è più astuto di Madre Natura Ho pensato che, per concludere nel modo più adatto questo capitolo, fosse mio dovere presentarvi una delle persone più particolari che abbia conosciuto. La vidi pochi minuti dopo la sua nascita: venne infatti alla luce senza orecchie; su mia esplicita domanda, i medici ammisero che il neonato sarebbe potuto rimanere sordomuto per tutta la vita. Contestai l'opinione medica, dato che ne avevo il diritto: ero il padre del bambino. Anch'io mi feci un'idea di ciò che sarebbe accaduto, ma la espressi in silenzio, nel segreto del mio cuore. Dentro di me sapevo che mio figlio, Blair, avrebbe udito e parlato. In che modo? Ero certo che ci doveva essere la maniera e sapevo che l'avrei trovata. Mi tornarono in mente le parole immortali del grande Emerson: «Ogni cosa vivente ci insegna la verità della fede. A noi spetta solo l'obbedienza. Abbiamo una guida: ascoltando in silenzio, udremo la parola giusta». La parola giusta? Il desiderio! Più di ogni altra cosa desideravo che mio figlio non diventasse sordomuto. Mai ho abdicato a tale desiderio, nemmeno per un secondo. Cosa potevo fare? In qualche modo, avrei procurato che la mia aspirazione ardente di veicolare il suono al cervello di Blair senza l'aiuto delle orecchie si trapiantasse nella sua mente. Non appena fu abbastanza grande da collaborare, gli avrei trasmesso mentalmente il desiderio ardente di udire, che la natura, coi suoi metodi, avrebbe trasformato in realtà concreta. Queste riflessioni avvenivano nella mia coscienza: non ne feci parola con nessuno. Rinnovavo tutti i giorni l'impegno che avevo preso con me stesso per non avere un figlio sordo e muto. Mentre lui cresceva e cominciava a notare le cose attorno, ci accorgemmo che il suo udito non era del tutto assente. Quando raggiunse l'età in cui i bambini iniziano a parlare, non cercò di esprimere delle sillabe; senonché, le sue azioni tradivano una leggera percezione dei suoni. Tanto mi bastava! Ero convinto che, se poteva udire, anche minimamente, avrebbe sviluppato una capacità superiore col tempo. Poi successe qualcosa che rafforzò la mia speranza, anche se non mi aspettavo che avvenisse così.
  • 24. Un "incidente" che cambiò una vita Comprammo un grammofono. Ascoltando la musica per la prima volta, Blair era estatico e non tardò molto a impadronirsi dell'apparecchio. Una volta, fece girare un disco a ripetizione, senza stancarsi per quasi due ore, rimanendo fermo davanti al fonografo, con i denti serrati al bordo del rivestimento. Il significato di quest'azione, che poi divenne abitudinaria, ci fu spiegato anni dopo: infatti, non avevamo mai sentito parlare del principio di "conduzione ossea" del suono. Poco dopo l'"incidente" del grammofono, mi resi conto che mio figlio mi udiva bene se gli parlavo con le labbra appoggiate al mastoide, l'osso collocato dietro il padiglione auricolare. Avendo stabilito che sentiva bene il suono della mia voce, cominciai subito a trasferirgli mentalmente il desiderio di udire e parlare. Non ci misi molto a scoprire che gli piacevano le favole, per cui ne inventai alcune affinché sviluppasse dentro di sé la fiducia, la sicurezza, la fantasia e l'acuto desiderio di intendere i suoni ed essere normale. C'era in particolare una storiella su cui mettevo l'accento, raccontandogliela ogni volta con una diversa coloritura e la cui morale era destinata a convincerlo che il suo problema fisico non era uno svantaggio, bensì un bene di grande valore. Nonostante a livello filosofico sapessi bene che ogni avversità reca in sé il germe di un vantaggio equivalente, se non maggiore, devo confessare che non avevo la minima idea di come il suo problema sarebbe mai potuto diventare un vantaggio. La conquista del mondo con sei centesimi! Ora, analizzando retrospettivamente l'esperienza, capisco che lo stupefacente risultato era dovuto alla fede di mio figlio in me. Non discuteva mai quello che gli dicevo. Riuscii a vendergli l'idea che avesse un netto vantaggio su suo fratello maggiore e ciò si sarebbe palesato in diversi modi. Per esempio, gli insegnanti scolastici, osservando che non aveva orecchie, avrebbero avuto maggiore attenzione nei suoi confronti, trattandolo con speciale cortesia. Cosa che fecero sempre. Lo convinsi inoltre che quando sarebbe stato abbastanza grande da vendere i giornali, avrebbe avuto un vantaggio sul fratello (che era già strillone provetto) perché la gente gli avrebbe dato una mancia superiore, dato che tutti potevano vedere quanto fosse bravo e volenteroso malgrado l'handicap fisico. Quando aveva circa sette anni, mi diede la prova che il mio metodo di istruzione mentale cominciava a dare frutti. Erano mesi che ci chiedeva il permesso di vendere i giornali, ma sua madre non voleva ancora acconsentire. Alla fine, Blair prese l'iniziativa. Un pomeriggio, quando lo lasciammo in casa con i domestici, scappò dalla finestra della cucina, aggrappandosi prima di balzare a terra, e agì per conto suo. Prese a prestito un capitale di sei centesimi dal calzolaio del quartiere, lo investì in quotidiani, che vendette; poi investì di nuovo i soldi e proseguì l'operazione economica fino a tarda sera. Dopo aver tirato le somme e restituito il capitale iniziale al suo banchiere (il calzolaio), gli rimanevano ben quarantadue
  • 25. centesimi di profitto. Tornando a casa, quella sera, lo trovammo a letto, profondamente addormentato, con le monetine strette nella mano. Sua madre gli aprì la manina, prese i soldi e si mise a piangere. Niente meno! Mi sembrava che piangere per la sua prima vittoria fosse inappropriato; la mia reazione, infatti, fu diversa. Mi misi a ridere di cuore perché avevo capito che il mio sforzo di piantare nella sua mente la fiducia in se stesso era andato a buon fine. Mia moglie aveva pensato a un bambino sordo che, nella sua prima avventura commerciale, si era arrischiato per le strade cittadine mettendo in pericolo la vita per tirar su un po' di soldi. Io, invece, pensavo a un piccolo uomo d'affari, coraggioso, ambizioso e sicuro di sé che aveva migliorato del cento per cento le sue qualità, dato che si era gettato nella mischia di sua iniziativa e aveva vinto. Ero contento perché ciò dimostrava che Blair possedeva risorse che lo avrebbero aiutato e accompagnato per tutta la vita. Il bambino sordo che potè udire Mio figlio superò le elementari e le medie, poi andò all'università senza poter ascoltare gli insegnanti, se non quando gli urlavano vicino. Ma non lo mandammo alla scuola differenziale, né gli permettemmo che imparasse il linguaggio dei segni. Volevamo che avesse una vita normale e facesse amicizia coi bambini normali, attenendoci a tale decisione anche se spesso ci costava animate discussioni coi funzionari scolastici. Mentre frequentava il liceo, provò un apparecchio acustico elettrico, che però non gli servì a nulla. Durante l'ultima settimana di università, accadde una cosa che segnò il punto di svolta della sua esistenza. Apparentemente per caso, venne in possesso di un altro apparecchio acustico elettrico, che gli avevano mandato in prova. Non lo testò subito, anche perché ancora deluso dall'esperienza precedente. Comunque, si decise a provarlo e, più o meno con indifferenza, se lo mise in testa, collegò la batteria e, all'improvviso, come per magia, il desiderio di tutta una vita divenne realtà! Poteva udire! Per la prima volta potè sentire bene, quasi come le persone normodotate. Contentissimo per le nuove possibilità che si aprivano, corse verso il telefono, chiamò la madre e potè ascoltare perfettamente la sua voce. Il giorno dopo udì per la prima volta, alta e chiara, la voce dei professori che spiegavano la lezione. Poi potè conversare liberamente e a lungo con i compagni, senza obbligarli ad alzare il tono. Era davvero entrato in possesso di un nuovo mondo. Il desiderio stava cominciando a distribuire i suoi dividendi, ma la vittoria non era ancora totale. Blair doveva trovare un modo preciso e pratico per trasformare il suo svantaggio in un vantaggio equivalente. Il pensiero che opera miracoli Quasi senza rendersi conto del significato di ciò che gli era appena accaduto, benché inebriato dalla scoperta del mondo sonoro, mio figlio scrisse una lettera al
  • 26. produttore dell'apparecchio acustico, descrivendo con entusiasmo la sua esperienza. Colpiti dalla missiva, i funzionari dell'azienda lo invitarono a New York. Quando Blair arrivò, lo accompagnarono in fabbrica e lo fecero parlare con l'ingegnere capo, che ascoltò come fosse cambiata la sua vita. Poi mio figlio ebbe un'idea, un'intuizione o ispirazione, chiamatela come volete. Fu quest'impulso mentale a convertire il suo svantaggio in una cosa positiva che, in futuro, avrebbe fruttato ricchezza materiale e spirituale a migliaia di persone. In sostanza, questo pensiero era la consapevolezza che, divulgando la sua storia, potesse essere d'aiuto a milioni di sordi che per tutta la vita non avevano potuto servirsi di apparecchi acustici. Eseguì una ricerca per un mese intero, analizzando il sistema di commercializzazione del produttore di apparecchi acustici e creando nuovi metodi per comunicare coi non udenti di tutto il mondo allo scopo di spiegare loro la scoperta di una vita diversa. Fatto ciò, perfezionò un progetto biennale basato sulla ricerca, che presentò all'azienda. Lo assunsero subito e gli diedero la possibilità di soddisfare la sua ambizione. Quando Blair iniziò il lavoro, non sognava nemmeno di essere destinato a ridare la speranza a migliaia di sordi che, senza di lui, avrebbero trascorso l'esistenza nel silenzio più totale. Non ho dubbi che mio figlio sarebbe stato sordomuto per tutta la vita se, insieme a mia moglie, non fossi riuscito a instillargli l'idea di potercela fare. Quando gli infusi il desiderio di udire, parlare e vivere come una persona normale, quest'impulso mentale generò una strana influenza attraverso la quale la natura gettò un ponte per colmare il divario del silenzio fra il suo cervello e il mondo esterno. In effetti, un desiderio ardente ha modi tortuosi per tramutarsi nel suo equivalente concreto. Blair voleva avere un udito normale: ora lo ha! È nato con uno svantaggio che, se non fosse intervenuto un desiderio di tale intensità, lo avrebbe fatto finire su un marciapiede con un piattino in mano. La "bugia innocua" che gli raccontai da bambino, inducendolo a ritenere che la sua sfortuna sarebbe diventata una fortuna da ricapitalizzare, era quindi giustificata. In effetti, non c'è nulla, giusto o sbagliato, che la fede unita a un desiderio ardente non possa rendere reale. E queste sono qualità a cui tutti possiamo attingere. La "chimica mentale" compie magie Una breve frase in un dispaccio informativo inerente alla cantante Schumann- Heink ci fa capire cosa vi sia alla base del suo eccezionale successo nel mondo operistico. Citerò la frase perché ne potremo estrapolare la forza del desiderio. All'inizio della sua carriera, la Schumann-Heink andò dal direttore della Vienna Court Opera per chiedergli un consiglio sulla sua voce. Questi, però, subito dopo aver dato un'occhiata agli sciatti vestiti della ragazza, non ne volle sapere e disse: «Con quella faccia e senza personalità, come può ritenere di avere successo nell'opera?
  • 27. Figliola, rinunci all'idea, si compri una macchina per cucire e si metta a lavorare. Non potrà mai essere una cantante». "Mai" contempla un periodo piuttosto lungo! Il direttore forse ne sapeva molto sulla tecnica canora ma assai poco sulla forza del desiderio. In tal caso, infatti, non avrebbe commesso l'errore di ripudiare un genio operistico senza darle un'occasione. Diversi anni fa, uno dei miei collaboratori si ammalò, aggravandosi col passare del tempo, finché non lo ricoverarono per operarlo. I medici mi rivelarono che non lo avrei quasi certamente rivisto vivo. Ma questa era solo l'opinione medica! Il paziente la pensava diversamente. Poco prima che lo portassero in sala operatoria, mi sussurrò con la poca voce rimasta: «Non si disturbi, capo, uscirò di qui fra qualche giorno». L'infermiera mi guardava con atteggiamento di compassione. Eppure, il mio collaboratore la sfangò anche quella volta. Quando fu tutto finito, un medico mi disse: «Lo ha salvato nient'altro che il suo desiderio di vivere. Se non avesse rifiutato la possibilità della morte, non ce l'avrebbe fatta». Credo nel potere del desiderio sostenuto dalla fede perché ho visto tale forza sollevare gli uomini: dalle catapecchie ai palazzi della società affluente; dalle malattie letali alla salute; dalle mille forme che assume la sconfitta alle vittorie in ogni campo; dagli handicap fisici (come quello di mio figlia, a cui la Natura aveva predestinato la sordità) a una vita normale e felice, perfino di successo. Come si può sfruttare la forza del desiderio? Ho già iniziato a spiegarvele, ma i seguenti capitoli offriranno nuovi esempi e dimostrazioni. La Natura, per mezzo di uno strano e potente principio di "chimica mentale" mai rivelato, integra nell'impulso del desiderio ardente un "qualcosa", un'entità che non ammette l'esistenza dell'"impossibile" e non accetta la realtà della sconfitta.
  • 28. NON ESISTONO LIMITI ALLA MENTE, SE NON QUELLI CHE NOI STESSI LE IMPONIAMO SIA LA POVERTÀ SIA LA RICCHEZZA SONO FRUTTI DEL PENSIERO
  • 29. III - LA FEDE CONCETTO DI FEDE, COME FIDUCIA NELLA REALIZZAZIONE DEL DESIDERIO Secondo passo verso la ricchezza La fede è l'elemento principale nella chimica della mente: quando la si amalgama col pensiero, il subconscio ne capta immediatamente le vibrazioni, le traduce nel loro corrispettivo spirituale e le trasmette all'Intelligenza Infinita, per esempio sotto forma di preghiera. Fra i sentimenti positivi, le emozioni della fede, dell'amore e del sesso sono le più potenti in assoluto. Unite e amalgamate, hanno la capacità di "colorare" il pensiero in modo tale da farlo accedere rapidamente al subconscio, trasformandolo nel suo equivalente spirituale, l'unica forma che sollecita una risposta dell'Intelligenza Infinita. In che modo sviluppare la fede Ecco ora una frase che vi farà capire meglio l'importanza che assume l'autosuggestione per la trasmutazione del desiderio nel suo corrispettivo fisico: la fede è uno stato mentale che può essere indotto o creato attraverso la ripetizione di istruzioni al subconscio grazie al principio di autosuggestione. Meditate, per esempio, sullo scopo per cui state leggendo questo libro. Con tutta probabilità, volete acquisire la capacità di trasformare il desiderio di arricchirvi nella sua controparte concreta, il denaro. Seguendo le istruzioni contenute nel capitolo sull'autosuggestione, convincerete il subconscio a credere di poter avere tutto ciò che chiedete, agendo in base a tale convinzione, che il subconscio stesso vi inoculerà sotto forma di "fede", a cui farete seguire precisi progetti per procurarvi l'oggetto del desiderio. La fede è una condizione mentale che potete sviluppare in modo deliberato dopo aver assimilato gli altri princìpi fondamentali: infatti, essa è uno stato della mente che va incentivato mediante l'applicazione di tali princìpi. La ripetizione degli ordini da impartire al subconscio è l'unico metodo noto per sviluppare volontariamente il sentimento della fede. Forse il significato della frase vi apparirà più chiaro con un esempio negativo, quello della delinquenza. Come dichiarò un famoso criminologo, «quando gli uomini conoscono per la prima volta il crimine, provano un senso di ripulsa. Se vi restano in contatto a lungo, ci si abituano e lo sopportano. Se perseverano in tale abitudine, finiscono per accettarlo e se ne fanno influenzare».
  • 30. Ciò equivale a dire che qualsiasi impulso mentale trasmesso ripetutamente al subconscio viene infine accolto e messo a frutto dal subconscio stesso, che lo tramuta nel suo corrispettivo concreto per mezzo della procedura disponibile. Perciò, riflettete sulla frase per cui ogni pensiero che viene pervaso dal sentimento, e quindi dalla fede, si traduce rapidamente nel suo equivalente o corrispettivo concreto. Le emozioni, ovvero la parte mentale dei "sentimenti", sono i fattori che danno ai pensieri vivacità e traducibilità pratica. Uniti agli impulsi mentali, fede, amore e sesso ci permettono di agire più di quanto potremmo fare se fossimo mossi singolarmente da ciascuna di tali emozioni. Peraltro, gli impulsi mentali e i desideri possono influire sul subconscio quando sono mescolati non solo con la fede e gli altri sentimenti positivi, ma anche con quelli negativi. Nessuno è "condannato" alla sfortuna In effetti, il subconscio volge nell'equivalente fisico perfino i pensieri di natura negativa e distruttiva, e lo fa altrettanto rapidamente di quando agisce in base agli impulsi positivi. Ciò spiega lo strano fenomeno per cui milioni di persone credono di essere dominate dalla "sfortuna", o "malasorte" che dir si voglia. Sono infatti moltissimi coloro che ritengono di essere "condannati" alla povertà e al fallimento da una forza immateriale che suppongono di non poter controllare. Sono loro stessi a "creare" le proprie sfortune a causa di questa convinzione negativa, che viene recepita dal subconscio e tradotta in pratica. Voglio di nuovo sottolineare che, trasferendo al subconscio qualunque desiderio da tradurre nel suo corrispettivo monetario, potrete beneficiare della convinzione che farà accadere tale aspettativa. La fede è l'elemento che determina la messa in moto del subconscio. Non esiste nulla che vi impedisca di "ingannare" il subconscio immettendovi istruzioni per mezzo dell'autosuggestione, come feci con mio figlio a proposito della sua sordità. Per rendere più realistico quest'"inganno", quando chiedete l'aiuto del subconscio, comportatevi come se possedeste già la cosa materiale che vorreste avere. Grazie ai metodi più diretti e disponibili, il subconscio convertirà nel corrispettivo fisico tutti gli ordini che gli date con la fiducia che l'ordine sarà eseguito. Ormai ne sapete abbastanza per acquisire in pratica la capacità di unire la fede a qualsiasi ordine da dare al subconscio. La perfezione, infatti, matura attraverso l'esperienza concreta, non può derivare dalla semplice lettura delle istruzioni. Si devono pertanto incoraggiare le emozioni positive in quanto forze che dominano la nostra mente e scoraggiare quelle negative, preferibilmente eliminandole. La mente dominata dai sentimenti positivi diventa una sede che accoglie con favore lo stato mentale detto fede. Una mentalità simile può istruire volontariamente il subconscio affinché agisca con prontezza in base a ordini produttivi. La fede, come fiducia nella realizzazione del desiderio, è una condizione mentale che può essere indotta dall'autosuggestione.
  • 31. Ora, con linguaggio comprensibile da ogni essere umano, descriverò ciò che sappiamo sui modi per sviluppare la fede qualora non ce l'avessimo. Abbiate fiducia in voi stessi e fede nell'Infinito. Prima di iniziare, ricordate ancora che la fede è l'"elisir eterno" che dà vita, forza e azione agli impulsi mentali! Vale la pena leggere una seconda volta, anche una terza e una quarta, la frase precedente, magari ad alta voce! La fede è il punto d'avvio per l'accumulo di ogni ricchezza! La fede è il fondamento di ogni "miracolo" e di tutti i misteri non analizzabili con le regole scientifiche! È l'unico antidoto contro il fallimento! Essa è l'elemento, la sostanza "chimica" che, miscelata con la preghiera, ci permette di entrare in comunicazione diretta con l'Intelligenza Infinita. È ciò che trasforma le comuni vibrazioni di pensiero, create dalla mente limitata dall'uomo, nel loro equivalente spirituale, perciò infinito. La magia dell'autosuggestione È facile dimostrare ciò, dal momento che tutto quanto predicato sulla fede è incorporato nel principio di autosuggestione. Concentriamoci quindi su questo argomento e cerchiamo di capire di cosa si tratti e cosa possa produrre. È risaputo che si finisce per credere a tutto quello che ci si ripete, a prescindere dal fatto se sia vero o falso. Se un uomo si racconta continuamente una bugia, col tempo la accetterà come veritiero dato di fatto. Anzi, insisterà come se fosse una verità assoluta. Ognuno di noi è ciò che è a causa dei pensieri dominanti con cui occupiamo la nostra mente. I pensieri a cui consentiamo di dominare la mente, incoraggiandoli, e amalgamandoli con una o più delle emozioni citate in precedenza, rappresentano le forze motivanti che guidano e controllano ogni nostro movimento, ogni azione che compiamo! Ecco, quindi, una nozione significativamente vera: i pensieri, uniti alle emozioni e ai sentimenti, costituiscono una forza "magnetica" che attira altri pensieri simili o affini. Un pensiero "magnetizzato" in questo modo dalle emozioni è paragonabile a un piccolo seme che, piantato in terreno fertile, germina, cresce e si moltiplica fino a produrre milioni di semi dello stesso genere! La mente dell'uomo attira sempre vibrazioni in sintonia con quelle che prevalgono in essa. Qualsiasi idea, pensiero, progetto o obiettivo che coltiviamo attrae una miriade di concetti affini, usandoli per incrementare la forza e crescere fino a diventare la motivazione principale che guida l'individuo dalla mente così condizionata. Torniamo ora al punto iniziale e indaghiamo come possa instillarsi nella nostra mente il seme originale di un'idea, di un piano o di uno scopo. Non è difficile: basta coltivare l'idea ripetendo più volte il pensiero. Ecco perché vi chiederò di mettere per iscritto l'affermazione del vostro obiettivo principale, di impararlo a memoria, di
  • 32. ripeterlo a voce alta, giorno dopo giorno, finché tali vibrazioni sonore non accederanno al vostro subconscio. Decidete di sbarazzarvi dagli influssi negativi o dai condizionamenti ambientali, mettendo ordine nella vostra vita. Facendo l'inventario delle attività e delle passività mentali, potreste scoprire che la vostra carenza maggiore è la scarsa fiducia in voi stessi. Ma questo difetto è superabile, così come la timidezza può essere trasformata in coraggio: basta applicare il principio di autosuggestione. Per farlo, elencate gli impulsi mentali positivi, scriveteli, memorizzateli e ripeteteli, finché non diventano una parte del corredo con cui opera il vostro subconscio. Formula della fiducia in se 1. So di avere la capacità di realizzare l'obiettivo che mi sono posto nella vita; perciò, esigo da me stesso di essere tenace, di agire continuamente per conseguirlo, promettendo qui e ora di non deflettere dall'azione. 2. Mi rendo conto che i pensieri prevalenti che occupano la mia mente si riprodurranno in futuro nelle azioni esterne, trasformandosi gradualmente in realtà concreta; quindi, per trenta minuti al giorno focalizzerò i miei pensieri sulla persona che voglio diventare, chiarendo così l'immagine mentale di me stesso. 3. So che grazie all'autosuggestione qualunque desiderio trattenga nella mente troverà espressione pratica nell'oggetto a cui si riferisce per mezzo di attività concrete; di conseguenza, dedicherò dieci minuti al giorno a esigere da me stesso lo sviluppo della sicurezza personale. 4. Ho descritto con precise parole lo scopo principale della mia vita e non cesserò mai di provare a realizzarlo se non avrò elaborato una fiducia in me tale da farmelo conseguire. 5. So benissimo che non si può mantenere a lungo un privilegio o una posizione di rendita, a meno che non si fondino sulla verità e sulla giustizia; pertanto, non mi impegnerò in nessuna transazione che non rechi beneficio a tutte le parti interessate. Riuscirò ad attirare le forze che desidero usare e la collaborazione degli altri. Li convincerò a servirmi perché sarò io il primo a essere disposto a servirli. Eliminerò l'odio, l'invidia, la gelosia, l'egoismo e il cinismo, accrescendo invece il mio amore per l'umanità intera: so infatti che un atteggiamento negativo verso il prossimo non mi eleverà mai al successo. Indurrò gli altri a credere in me perché io crederò in loro, e in me stesso. Firmerò e scriverò il mio nome sotto questa formula, la imparerò a memoria e la ripeterò a voce alta una volta al giorno, fiducioso che essa influirà gradualmente sui miei pensieri e sulle mie azioni, così che diventerò sicuro di me, come una persona di successo. Questa formula si basa su una legge naturale che nessun uomo è stato ancora in grado di spiegare. Il nome con cui la si definisce non ha alcuna importanza: ciò che conta è che essa funziona a maggior gloria dell'umanità e del successo individuale, purché la si usi costruttivamente. Per converso, se la si usa in senso distruttivo, essa
  • 33. porterà alla rovina chi se ne serve in maniera inadeguata. Ho appena enunciato una grande verità: chi affonda nelle sconfitte e finisce la vita povero e infelice è condizionato dall'applicazione negativa dell'autosuggestione. La verità è che ogni impulso mentale ha la tendenza a rivestirsi del suo equivalente concreto. La distruttività del pensiero negativo Il subcosncio non distingue fra impulsi mentali costruttivi e distruttivi. Funziona usando il materiale con cui lo alimentiamo, cioè i nostri desideri o impulsi di pensiero. Traduce in realtà un pensiero instillato dalla paura altrettanto rapidamente di uno stimolato dal coraggio, o dalla fede. Proprio come l'elettricità fa girare le ruote dell'industria, rendendo quindi un servizio utile se usata in modo costruttivo oppure uccidendo la vita se usata male, così il principio di autosuggestione vi garantirà la pace e la ricchezza o, in alternativa, vi trascinerà lungo la china della povertà e della morte, nella misura in cui lo comprenderete e lo applicherete. Se riempite la mente di paure, dubbi e incertezze circa la vostra abilità nel collegarvi alle forze dell'Intelligenza Infinita, la legge di autosuggestione farà suo questo scetticismo e se ne avvarrà come modello col quale il vostro subconscio lo tradurrà nella sua controparte fisica. Come il vento che spinge un'imbarcazione a est, e un'altra a ovest, così la legge dell'autosuggestione vi eleverà o vi abbasserà, a seconda del modo in cui esporrete le vele del vostro pensiero. Il principio di autosuggestione, grazie al quale ognuno può raggiungere sbalorditive vette di successo, è perfettamente descritto dai seguenti versi. Se credete di partire battuti, lo sarete, Se ritenete di non saper osare, non oserete. Se vorreste vincere, ma pensate di non riuscirci, È quasi certo che fallirete. Se immaginate di perdere, avete già perso, Perché nel mondo è vero che Il successo inizia dalla volontà dell'individuo, È nella sua mente. Se credete di essere surclassati, lo siete. Per elevarvi, dovete puntare in alto, Dovete essere sicuri di voi prima Di poter vincere un premio. Le battaglie umane non arridono sempre All'uomo più forte o veloce. Prima o poi l'uomo vincente
  • 34. Sarà quello che RITIENE DI POTER VINCERE. Notate le parole che sono state evidenziate e afferrerete il loro significato profondo. Quale genio è acquattato nel vostro cervello? Nella nostra costituzione fisica sonnecchia e giace inutilizzato da qualche parte il seme dell'autorealizzazione che, se risvegliato e messo a frutto, ci condurrà verso vette che non avremmo mai sperato di raggiungere. Come un grande musicista è capace di attingere la composizione musicale più bella dalle corde di un violino, così anche voi potete destare il genio che dorme nel vostro cervello attingendo alla sua forza per innalzarvi ovunque vi conduca l'obiettivo che volete conseguire. A quarant'anni suonati, Abramo Lincoln era un fallito in ogni sua attività. Era il Signor Nessuno venuto dal Nulla, finché non fece una particolare esperienza, svegliando il genio acquattato nel suo cuore e nel suo cervello, che diede al mondo uno degli uomini più grandi mai esistiti. Quell'"esperienza" era caratterizzata dalle emozioni dell'amore che gli comunicava l'unica donna che egli abbia mai veramente amato. È risaputo che il sentimento dell'amore è strettamente connesso con lo stato mentale che definiamo fede, perché esso riesce a tradurre gli impulsi mentali nel loro corrispettivo spirituale. Analizzando per tanti anni la vita e le opere di centinaia di uomini di successo, ho scoperto che dietro le loro realizzazioni c'era quasi sempre l'influsso di una donna e del suo affetto. Se volete altre prove del potere della fede, studiate le imprese dei personaggi che l'hanno applicata. In cima alla lista svetta, naturalmente, Gesù Cristo. Vediamo l'esempio di un uomo assurto alla notorietà in tutto il mondo civile, il Mahatma Gandhi. Questo uomo dell'India ha offerto una dimostrazione valida per tutti, sfruttando un potere che nessuno, ai suoi tempi, aveva mai applicato così bene, specie se teniamo conto che non possedeva gli strumenti ortodossi con cui lo si esercita: denaro, armi, soldati ed equipaggiamenti bellici. Gandhi non aveva una casa, neanche un vestito, eppure aveva potere. Come ha fatto a impossessarsene? Se l'era creato grazie alla sua particolare comprensione del principio di fede e alla sua abilità nell'infonderlo nella mente di duecento milioni di persone. Riuscì nella straordinaria impresa di influenzare tante persone, coalizzandole e facendole muovere all'unisono affinché agissero come una mente unica. Quale altra forza terrena, se non la fede, è capace di tanto? Il modo in cui si è costruita una fortuna su un'idea Dal momento che, per gestire gli affari commerciali e industriali, c'è bisogno di fiducia e collaborazione, è utile analizzare una circostanza da cui si evince un eccellente metodo per accumulare grosse somme di denaro: dare prima di ottenere.
  • 35. L'evento a cui mi riferisco risale al 1900, quando fu istituita la US Steel Corporation. Leggendo la storia, tenete bene in mente i fatti che citerò e capirete in che modo le idee si sono convertite in fortuna economica. Se vi siete mai chiesti come si fa ad arricchirsi, la storia della fondazione della US Steel Corporation è illuminante. Se avete dubbi sul fatto che sia possibile pensare e arricchirsi, questa storia dovrebbe dissolverli perché per fondare la menzionata azienda è stata applicata gran parte dei principi che delineo in questo libro. La stupefacente descrizione della forza di un'idea appartiene a John Lowell, che l'ha redatta per il New York World-Telegram, a cui porgiamo il nostro ringraziamento per averci dato il permesso di ripubblicarla. UN DISCORSO DEL VALORE DI UN MILIARDO DI DOLLARI La sera del 12 dicembre 1900, quando un'ottantina di magnati americani si riunì nella sala dei banchetti del Club Universitario, sulla Quinta Strada, per rendere onore a un giovane dell'ovest, neanche mezza dozzina fra tutti gli ospiti sapeva che avrebbe assistito all'episodio più significativo della storia industriale americana. J. Edward Simmons e Charles Stewart Smith, grati a Charles M. Schwab per la cordialissima ospitalità ricevuta durante una loro visita a Pittsburgh, avevano organizzato la cena per presentare il trentottenne funzionario delle acciaierie alla società dei banchieri orientali, ma non si aspettavano che li facesse fuggire via tutti. In effetti, lo avevano avvisato che i palloni gonfiati newyorchesi non erano sensibili all'oratoria e che, se non avesse voluto annoiare gli Stillman, gli Harriman e i Vanderbilt, avrebbe dovuto limitare il discorso a quindici-venti minuti di belle parole senza aggiungere altro. Perfino John Pierpont Morgan, seduto alla destra di Schwab come si conviene a una dignità imperiale, intendeva beneficare i convenuti con la sua voce solo per breve tempo. Quanto alla stampa, l'intero affare appariva di così poca importanza che non se ne trovò alcuna menzione sui quotidiani del giorno dopo. Così, i due anfitrioni e i loro distinti ospiti consumarono le solite sette o otto portate senza dilungarsi in conversazioni e convenevoli. Alcuni banchieri e mediatori d'affari conoscevano, appena di sfuggita, Charles Schwab, la cui carriera era sbocciata lungo le sponde del Monongahela. Tuttavia, prima della fine della serata, tutti (incluso quindi Morgan, il re del denaro) ne furono conquistati e permisero la nascita di un fantolino da un miliardo di dollari, la US Steel Corporation. È un peccato, se non altro a livello di documentazione storica, che non sia stato registrato in qualche modo il discorso che Schwab tenne quella sera. Ciononostante, è probabile si sia trattato di un discorso "alla buona", forse sgrammaticato (perché Charles non si preoccupò mai di sottigliezze linguistiche), ma arguto ed epigrammatico. A parte ciò, dovette avere una forza galvanizzante per produrre l'effetto che ebbe sui cinque miliardi di capitale rappresentati dai partecipanti al banchetto. Quando Schwab ebbe finito e tutti erano ancora sotto l'influsso delle sue parole, nonostante il discorso fosse durato circa un'ora e mezza,
  • 36. Morgan si appartò con l'oratore in un angolo della sala dove, seduti su scomodi seggioloni, parlarono fitto per più di un'altra ora. La magia della personalità di Schwab si era accesa in tutta la sua prodigiosità, ma ciò che importava di più era il preciso e lungimirante programma che aveva esposto per l'avvenire delle acciaierie americane. Molti altri uomini avevano cercato di interessare Morgan a un cartello per la nuova industria da modellare sui preesistenti consorzi industriali per la produzione di biscotti, cavi, cerchioni, zucchero, gomma, whisky, petrolio o gomma da masticare. John W. Gates, lo speculatore, aveva già insistito presso Morgan, che però non si fidava di lui. Anche i fratelli Bill e Jim Moore, che speculavano in borsa a Chicago, ci avevano provato mettendo assieme un cartello di società fantasma, ma Morgan gli aveva rifiutato i finanziamenti. Allora, si era fatto avanti Elbert H. Gary, il bigotto avvocato di campagna, ma lui non aveva nulla per impressionare Morgan. Finché non si presentò Schwab con la sua alta eloquenza, il grande banchiere non era riuscito a immaginare i risultati della più audace impresa finanziaria che fosse mai stata concepita: gli altri progetti erano infatti considerati un delirio di pazzi che sognano di fare soldi con facilità. Il magnetismo finanziario che, una generazione fa, cominciò ad attirare migliaia di aziende piccole e talora mal gestite verso un consorzio capace di sgominare i concorrenti era in atto nel settore dell'acciaio fin da quando era entrato in competizione un allegro pirata degli affari, John W. Gates. Questi aveva fondato l'American Steel and Wire Company unendo una catena di piccole aziende nella Federai Steel Company di Pierpoint Morgan. Tuttavia, di fronte al gigantesco cartello organizzato dallo scozzese Andrew Carnegie, che si avvaleva della collaborazione di cinquantatrè consociate, gli altri consorzi erano una bazzecola. Forse si accontentavano di sopravvivere, ma anche coalizzando le forze non avrebbero intaccato mai l'organizzazione di Carnegie, e Morgan lo sapeva bene. Lo sapeva anche il vecchio ed eccentrico scozzese: dalle superbe altezze dello Skibo Castle aveva visto, prima con divertimento e poi con risentimento, i tentativi delle piccole società di Morgan di rubargli una fetta di mercato. Quando i tentativi si fecero più audaci, Carnegie decise di passare dalla rabbia alla vendetta: era il suo temperamento. Fece la copia di ogni opificio posseduto dai rivali. Fino a quel momento, non aveva prodotto cavi, tubi, cerchioni o laminati, accontentandosi di vendere alle altre aziende l'acciaio non lavorato, da modellare come preferivano. Ora, con Charles Schwab in quanto abile braccio destro, decise di mettere i nemici con le spalle al muro. Perciò, nel discorso di Schwab, Morgan intravide la soluzione ai problemi del suo consorzio. Un cartello senza Carnegie, il gigante dell'acciaio, non sarebbe valso a nulla; sarebbe stato, come disse uno scrittore, "una torta di mele senza le mele". Il discorso del 12 dicembre 1900 conteneva senza dubbio l'allusione, ma non l'impegno, all'eventuale passaggio di tutta l'impresa di Carnegie sotto la bandiera di Morgan. Schwab parlava nell'interesse futuro del mondo dell'acciaio, faceva presagire la riorganizzazione per una maggiore efficienza, la specializzazione, la
  • 37. chiusura degli opifici improduttivi, la concentrazione degli sforzi produttivi, economie nella distribuzione del minerale e nelle spese generali dei settori amministrativi, il tutto per espandersi anche sui mercati esteri. Inoltre, Charles non nascose a quei bucanieri quali fossero gli errori che avevano commesso durante le loro incursioni piratesche. Il loro scopo consisteva nel creare monopoli, alzare i prezzi e dividersi profitti e privilegi. Questo sistema li condannava nel modo più radicale. La miopia di tale politica, disse ai convenuti al banchetto, dipendeva dalla restrizione del mercato, in un periodo che invece richiedeva la sua estensione, come tutto stava a dimostrare. Abbassando i costi di produzione, suggeriva Schwab, si sarebbe creato un mercato in continua espansione; si sarebbero scoperti nuovi usi per l'acciaio, catturando cosi grandi porzioni del commercio internazionale. In effetti, anche se non lo sapeva, Schwab era un apostolo della moderna produzione di massa. Finita la cena luculliana al Club Universitario, Morgan tornò a casa e non potè fare a meno di riflettere sulle rosee previsioni prospettate da Charles Schwab. Questi se ne tornò a Pittsburgh a gestire le ferriere di Carnegie, mentre Gary e gli altri si appostarono davanti alle loro telescriventi, chiedendosi con nervosismo quale sarebbe stata la prossima mossa. Non dovettero attendere a lungo. Morgan ci mise appena una settimana per digerire le razionali portate che Schwab gli aveva servito. Essendosi convinto che non avrebbe fatto un'indigestione finanziaria, lo mandò a chiamare, ma questa volta lo trovò piuttosto ritroso. A Carnegie, disse Charles, non sarebbe piaciuto che il suo fidato e principale collaboratore civettasse con l'imperatore di Wall Street, dove era meglio non mettere mai piede. Allora, John Gates fece da intermediario e suggerì a Schwab di recarsi "per caso" al Bellevue Hotel di Philadelphia, dove avrebbe trovato "per caso" anche Morgan. Tuttavia, quando arrivò in albergo, Schwab venne informato che Morgan era purtroppo malato, costretto a rimanere nella sua New York. Così, su suo pressante invito, l'emissario di Carnegie si presentò alla porta dell'anziano banchiere. Ora, certi storici dell'economia hanno espresso l'opinione che, dall'inizio alla fine, fu Andrew Carnegie a tirare le fila della commedia: dalla cena al famoso discorso di Charles, al colloquio serale di questi col re della finanza, tutti eventi organizzati dall'astuto scozzese. Ma è vero il contrario. Quando venne convocato per fissare le condizioni del contratto, Schwab non sapeva nemmeno se "il piccolo boss", come era soprannominato Carnegie, avrebbe ascoltato un'offerta di vendita a un gruppo di uomini da lui ritenuti poco meno che filibustieri. Tuttavia, Schwab aveva portato con sé, scritti di suo pugno, sei fogli gremiti di cifre in cui aveva fissato il valore e il potenziale economico di ciascuna acciaieria che riteneva dovesse essere inclusa nella nuova costellazione aziendale. Quattro erano gli uomini che studiarono le cifre per tutta la notte. Il capo, ovviamente, era Morgan, granitico nella sua convinzione del diritto sovrano del denaro. Con lui stava il suo aristocratico socio, Robert Bacon, studioso e gentiluomo. Il terzo era Gates, lo speculatore, da Morgan disprezzato e usato come strumento. Il quarto era Schwab stesso, che sulla produzione e la vendita dell'acciaio ne sapeva più
  • 38. di chiunque al mondo. Le sue cifre non vennero mai messe in dubbio. Se lui sosteneva che un'azienda valeva tanto, nessuno si sognava di correggere, verso l'alto o il basso, la cifra. Inoltre, l'uomo di Pittsburgh insisteva per includere nel cartello solo gli opifici da lui espressamente indicati: aveva concepito un consorzio senza doppioni e non avrebbe ceduto nemmeno per tacitare gli amici che volevano scaricare le loro fabbriche sulle larghe spalle di Morgan. All'alba, Morgan si alzò e si stirò la schiena: restava solo una domanda a cui rispondere. «Crede di poter convincere Andrew Carnegie a vendere?», chiese. «Posso tentare», replicò Schwab. «Se riesce a persuaderlo, mi dichiaro d'accordo fin d'ora», aggiunse Morgan. Tutto a posto, così sembra. Ma Carnegie avrebbe venduto? Quanto avrebbe preteso? (Secondo Schwab, circa trecentoventi milioni di dollari). Come avrebbe voluto essere saldato? Azioni ordinarie o privilegiate? Titoli? Obbligazioni? Denaro contante? Nessuno poteva raccogliere quella cifra in contanti. Una mattina, sul prato di St. Andrews (Westchester) bagnato dalla brina del rigido gennaio, si svolse una tranquilla partita di golf fra Andrew, avvolto nei suoi maglioni per difendersi dal freddo, e Charles che, come al solito, chiacchierava amabilmente per ravvivare l'atmosfera. Fra di loro non scambiarono una sola battuta sul progetto commerciale, perlomeno finché non si accomodarono nel tepore del limitrofo villino dello scozzese. Poi, con la stessa retorica con cui aveva ipnotizzato ottanta milionari al club universitario, Schwab spiattellò le luccicanti promesse di una pensione agiata, di innumerevoli milioni con cui l'anziano industriale avrebbe potuto appagare i suoi capricci. Carnegie capitolò, scrisse una cifra su un pezzo di carta, lo consegnò a Charles e disse: «Bene, questa è la somma per cui venderemo». La cifra sfiorava i quattrocento milioni di dollari e teneva conto dei trecentoventi milioni menzionati da Schwab, più gli ottanta milioni che rappresentavano l'incremento di capitale degli ultimi due anni. In seguito, sul ponte di un transatlantico, lo scozzese disse mestamente a Morgan: «Avrei potuto chiederle cento milioni di dollari in più». «Se lo avesse fatto, glieli avrei dati», rispose tutto contento Morgan. Naturalmente, il mondo entrò in subbuglio. Un inviato britannico telegrafò la notizia secondo cui le acciaierie europee avrebbero dovuto temere il gigantesco cartello americano. Il rettore di Yale, Hadley, affermò che, se non si fossero posti limiti ai cartelli economici, il paese avrebbe avuto «entro venticinque anni un imperatore a Washington». Ma Keene, il genio del mercato finanziario, si diede tanto da fare per rifilare le nuove azioni al pubblico che in un batter d'occhio se ne vendettero altre per circa seicento milioni di dollari. Così, Carnegie ebbe la sua parte, il consorzio di Morgan sessantadue milioni per il suo "impegno" e il resto dei "ragazzi", da Gates a Gary, la loro fetta di milioni. Anche il trentottenne Schwab si guadagnò una ricompensa: fu eletto presidente del nuovo cartello e rimase in tale posizione fino al 1930.
  • 39. Le ricchezze iniziano da un'idea L'appassionante storia che avete appena letto è la perfetta dimostrazione del metodo con cui il desiderio è convertibile nel suo equivalente reale. La gigantesca organizzazione fu creata dalla mente pensante di un uomo; il progetto con cui il cartello incorporò le varie acciaierie e stabilizzò le entrate finanziarie venne creato dalla mente dello stesso uomo. Il suo desiderio, la sua fede, tenacia e immaginazione sono stati gli elementi concreti che hanno contribuito alla fondazione della US Steel Corporation. Dopo la registrazione legale, tutte le fabbriche e le strutture meccaniche integrate nell'organizzazione erano incluse nel prezzo, ma un attento esame rivelerà che il valore totale delle proprietà era cresciuto di circa seicento milioni di dollari grazie alla pura transazione che permise di consolidarle sotto un'unica gestione. In altre parole, l'idea di Schwab, unita alla fiducia che egli seppe instillare nella mente di Morgan e degli altri, rese sul mercato un profitto di circa seicento milioni. Mica bazzecole per una sola idea! La US Steel Corporation prosperò e divenne una delle società più ricche e potenti degli Stati Uniti: impiegava migliaia di persone, perfezionava nuovi modi di utilizzare l'acciaio e apriva nuovi mercati, dimostrando quindi che i seicento milioni di dollari di plusvalenza prodotti dall'idea di Schwab erano pienamente meritati. La ricchezza deriva sempre, in via preliminare, dal pensiero! Ricordatelo quando sarete pronti per venire a patti con la vita e realizzare i vostri obiettivi, pagando l'ineludibile prezzo.
  • 40. IV - L'AUTOSUGGESTIONE IL MEZZO PER INFLUIRE SUL SUBCONSCIO Terzo passo verso la ricchezza L'autosuggestione è un concetto che include tutti gli stimoli che ci si invia, da soli, alla mente per mezzo dei cinque sensi. In altre parole, è il mezzo di comunicazione fra la parte mentale, ove opera il pensiero cosciente, e quella che funge da sede operativa del subconscio. Attraverso i pensieri dominanti (positivi o negativi) a cui permettiamo di rimanere nella coscienza, il principio di autosuggestione raggiunge volontariamente il subconscio e lo influenza con tali pensieri. La natura ci ha fatti in modo tale da poter controllare il materiale che raggiunge il subconscio mediante i cinque sensi, anche se questo non significa che esercitiamo sempre tale controllo. Nella maggioranza dei casi, infatti, non lo esercitiamo, e ciò spiega le condizioni in cui vivono tante persone. Ricordate quanto detto sul subconscio come luogo simile a un fertile giardino in cui crescono abbondanti le erbacce se non vi si piantano i semi di fruttuosi raccolti. L'autosuggestione è il mezzo con cui una persona può nutrire deliberatamente il suo subconscio con pensieri creativi, oppure permettere a pensieri distruttivi di trovare il modo di insediarsi in quel giardino mentale. Vedete e sentite il denaro in mano Nell'ultima delle sei fasi descritte nel secondo capitolo, vi consigliavo di leggere due volte al giorno, a voce alta, l'affermazione scritta del vostro desiderio di arricchirvi, vedendovi e sentendovi già in possesso della somma. Seguendo le mie istruzioni, comunicate l'oggetto del vostro desiderio direttamente al subconscio in spirito di assoluta fiducia. Ripetendo questo processo, create deliberatamente abitudini mentali che favoriscono gli sforzi di tramutare il desiderio nel suo corrispettivo monetario. Tornate alle sei fasi del secondo capitolo e rileggetele attentamente prima di procedere. Poi, quando ci arriverete, leggete con grande attenzione all'inizio del settimo capitolo le quattro istruzioni per l'organizzazione della vostra "alleanza di cervelli". Confrontando questi due processi con quel che ho detto sull'autosuggestione, vi renderete conto che essi vi danno la possibilità di suggestionarvi. Perciò, quando leggete a voce alta l'affermazione del vostro desiderio (con cui sviluppate la "consapevolezza del denaro"), ricordate che la semplice lettura delle

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