GIANCARLO BUONOFIGLIO
GIOACCHINO BRUNO
PERCORSI ONTOSTORICI
*** 2012 ***
Ma in che cosa consiste l'umanità
dell'uomo?
M. Heidegger
ARCHEONTOLOGIA
PREMESSA
Una prefazione non è mai semplice. A volte può essere più
complessa del libro stesso; a volte il libro stesso pu...
ha maneggiato. Ancora una volta presente in questo
straordinario ritaglio geografico, l'essere non ha mancato di
fare sent...
NOTA INTRODUTTIVA
La prima volta che ho incontrato Giocchino Bruno mi ha
chiesto di camminare assieme per i sentieri di P...
forse la lezione di Heidegger che concepiva il pensiero, la
ricerca dei fondamenti e del vero come un cammino,
nient'affat...
questo desiderio inappagato di assoluto -più o meno
dominante in ogni uomo- si sente in tutta la sua opera,
perennemente a...
pure l'ombra ha un suo fascino e una dignità estetica
(L'ombra è la luce, mi ha detto sbalordendomi con un
ossimoro parado...
e l'essere, l'uomo e la sua storia. In essa ci si trova, si respira,
si vive e qualche volta pure si muore. Annulla in una...
eleva a sua volta nella radura dell'essere. Solo il linguaggio
è in quel mondo misterioso che pur sempre ci domina.
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dell'argilla e del disegno, sulla base di seminari tematici
tenuti proprio da Bruno presso associazioni culturali. Con la
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Carta storico/topografica della Sicilia secondo le "ultime" osservazioni, come è scritto nella
mappa datata 1754. Sono del...
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Preview: Percorsi Ontostorici

Published on: Mar 4, 2016
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Source: www.slideshare.net


Transcripts - Preview: Percorsi Ontostorici

  • 1. GIANCARLO BUONOFIGLIO GIOACCHINO BRUNO PERCORSI ONTOSTORICI *** 2012 ***
  • 2. Ma in che cosa consiste l'umanità dell'uomo? M. Heidegger
  • 3. ARCHEONTOLOGIA
  • 4. PREMESSA Una prefazione non è mai semplice. A volte può essere più complessa del libro stesso; a volte il libro stesso può anche lasciarle il posto. Cercare di giustificare in poche righe il senso della propria fatica è un'impresa che non rende giustizia e il più delle volte è destinata al fallimento. Prima che interessare il lettore e annunciare oscure verità, una nota introduttiva deve perciò soddisfare due sole condizioni: sintetizzare i contenuti e giustificarne l'uso. Per quanto riguarda la prima questione è presto detto. E' mia intenzione focalizzare l'interesse degli studiosi nell'opera di Gioacchino Bruno, non solo per le inappuntabili competenze sviluppate in ambito etnoantropologico (confermate dai numerosi incarichi anche istituzionali e della gestione del museo storico etnoantropologico di Floridia, nella provincia di Siracusa) ma anche e soprattutto per la poliedricità del suo lavoro creativo, che spazia dalla fotografia alla scultura, dal disegno alla scrittura all'incisione della materia, tutto teso come vedremo alla ricerca dell'assoluto e dell'essere, che è poi il sacro di ogni civiltà. E' questa infatti la ragione del titolo data alla presente monografia percorsi ontostorici, e del neologismo pensato per delucidarne l'opera e il lavoro di ricercatore a tutto tondo, archeontologia. Avuto in mano i suoi documenti di camminatore/raccoglitore instancabile di memorie antiche, il problema ontologico mi si è infatti presentato assolutamente dominante in tutte le discipline che
  • 5. ha maneggiato. Ancora una volta presente in questo straordinario ritaglio geografico, l'essere non ha mancato di fare sentire la propria voce nei percosi epocali di una parola, di un gesto, di un segno: come desiderio di verità, apertura, dis/corso che spinge al di là delle limitazioni del tempo e dell'esistenza, nello spazio del nulla dove avviene la rivelazione delle cose, la conversione dello sguardo. Attraverso un onto/scavo nel sacro della cultura, libero finalmente dalle variabili indipendenti col quale di volta in volta viene nominato (dio, materialismo, libertà, sostanza, Logos). La giustificazione dei contenuti è invece per natura più complessa e articolata; si tratta non solo di dare un senso al proprio lavoro ma di motivarne la divulgazione. Nello specifico di questo studio sull'opera di Gioacchino Bruno, l'intenzione nient'affatto secondaria e a partire proprio dalla significazione delle cose propria dell'archeologia, è quella di avvertire il lettore di una possibile risemantizzazione del mondo, un decentramento antropologico -già in parte avvenuto, grazie anche alle nuove teconologie di massa e ai mercati globali- da compiersi nella sintassi di una rinascita storica, attraverso lo scavo archeontologico nella sedimentazione dei significati ancestrali. Niente di diverso dalle profezie nietzscheane, con la differenza che l'alito della nuova epoca già si sente. E sembra davvero non esserci scampo o possibilità di salvezza. II-2012, G. Buonofiglio
  • 6. NOTA INTRODUTTIVA La prima volta che ho incontrato Giocchino Bruno mi ha chiesto di camminare assieme per i sentieri di Pantalica. Declinai cordialmente l'invito, spiegando che tra i miei orizzonti culturali non mi vedevo a sfacchinare tra rovine, steppaglie e sassi pur meravigliosi come quelli del territorio Ibleo; i paesaggi e la storia di quesi luoghi me li portavo dentro nei miei anni di studi e interminabili letture. Credo di avere perduto un'opportunità unica, vittima dell'arroganza della cultura e del pensiero. Solo più tardi compresi il valore di quell'invito, ed oggi quasi arrossisco alla mia protervia di scrittore sedentario tronfio di ricerche cieche vissute nelle ombre dei libri e muffe da biblioteche. Ci sono uomini che camminano e che nel loro cammino incontrano molto piu' del pensiero, il mondo e la vita stessa. Grazie anche all'amicizia di Gioacchino ho infatti imparato ad amare e a rispettare questa strordinaria terra ed ho compreso la vera natura del pensiero e della filosofia, che non per niente è nata nella scenografia di questi sentieri, tra i profumi degli aranceti, la luce del sole, la storia che trasuda dalle rovine, i chiaroscuri del paesaggio, la bonarietà della gente. Con imperdonabile ritardo mi sono venute in mente le parole di Nietzsche sulle orme tracciate dal viandante, al seguito non tanto di un astratto pensiero teoretico ma della verità stessa, nell'aperto assolato in cui ogni cosa assume un senso e un significato. E a proposito dell'andare incontro, ancora di più
  • 7. forse la lezione di Heidegger che concepiva il pensiero, la ricerca dei fondamenti e del vero come un cammino, nient'affatto ideale ma concreto, vissuto, tonale. Il pensiero e una visione del mondo nascono proprio da questo avvicinarsi alle cose, dal muoversi tra radure spesse volte impervie, alla ricerca in fondo dell'essere che è poi il nulla nella sua ultima trasmutazione. Io, e lo scrivo con infinita malinconia, mi sono fermato a metà strada, guardando dal mio comodo empireo di idee lo scorrere delle cose, senza avere assaporato la freschezza del pensiero mattutino, sentito la brina delle idee depositarsi sul volto, o sfiorare come Nietzsche-Zarathustra i venti della verità. Gioacchino è invece uno di quegli uomini -ancora e nonostante tutto- in perenne movimento. E' possibile vederlo nelle ore più impensate a scarpinare per i monti, o scalare gli altopiani della Val di Noto, lo potete trovare in posti quasi inumani e invivibili teso a raccogliere con la macchina fotografica e più spesso con le mani lo scorrere del tempo, a eternare in qualche modo la poesia, l'arte e la bellezza di un panorama che solo un occhio attento e vigile può assorbire. Ci sono uomini che camminano e camminando fanno il pensiero, incontrano la vita e la storia, che ragionano con le mani e con le mani ap/prendono (Gettando il progetto-gettato crea l'apertura storica in cui l'uomo entra in rapporto con gli enti, li ordina e li fa apparire nella presenza. Heidegger) in fondo la vita stessa. I sentieri nei quali si muove e vive Gioacchino Bruno prima che fisici e limitatamente locali e geografici sono come delle linee tese tra finito e infinito; e
  • 8. questo desiderio inappagato di assoluto -più o meno dominante in ogni uomo- si sente in tutta la sua opera, perennemente alla ricerca di un equilibrio tra presente e passato, il niente e il tutto, deietto in un mondo (a dire il vero felicemente imprigionato) che è poi il destino dell'esserci. Gioacchino mi ha raccontato di quando i contadini che lo incontravano nel suo girovagare nella campagne lo rimproveravano ironizzando: c'è la semina, il raccolto, le olive (u travagghiu), e lui rispondeva che il reperto accanto al tramezzino che aveva appena rac/colto era effettivamente oro, il nulla certo ma pure il tutto (Il nulla non è un oggetto... né un ente... il nulla è la condizione di possibilità di rivelare l'ente come tale... il nulla non è solo il concetto opposto a quello di ente, ma appartiene originariamente all'essenza dell'essere stesso. Heidegger). Il tesoro è la roccia, cercava di spiegare, una casa rupestre è un patrimonio, e che sotto quei buchi c'era una città dimenticata (la Sortino Medievale, o Sortino Diruta come la chiama). E così credo sia sempre stata sempre la sua vita, dall'alba fino all'oscurità, quando nella profondità della parola e del silenzio si finisce nell'ultima trascendenza del linguaggio e della visione (La parola nomina la regione aperta dove abita l'uomo. L'apertura del suo soggiorno lascia apparire ciò che viene incontro all'essenza dell'uomo e, così avvenendo, soggiorna nella sua vicinanza. Il soggiorno dell'uomo contiene e custodisce l'avvento... e secondo la parola di Eraclito questo è δαιμον, il dio... l'uomo in quanto parla abita nella vicinanaza del dio. Heidegger). Perché
  • 9. pure l'ombra ha un suo fascino e una dignità estetica (L'ombra è la luce, mi ha detto sbalordendomi con un ossimoro paradossale degno di Heidegger). Altro non fa un archeontologo, se non lasciare che come il vento che sibila sulla pelle, sia l'essere stesso a venirgli incontro nella luce ombreggiata, portandolo verso le cose stesse (zu den sachen selbst!). Gioacchino Bruno custo/disce nella casa-museo di Floridia reperti unici e di sicuro interesse (ne ha catalogati assieme e per merito del padre Nunzio, oltre 9000), e il suo lavoro di custode/bibliotecario consiste non solo nella memoria dei resti ma nel dare voce al passato di questa terra. Non è padrone di ni/ente, Gioacchino, incurante degli idola del possesso e soddisfatto da una vecchia casa padronale (La Casa dell'Artigianato in Sortino) che ha trasformato in un non/luogo abitando però il quale (fuori di sé, tra gli enti, nelle cose) una volta tanto anche l'uomo più umile ha una possibilità di ricerca, di verità; dove si e-siste in un'atmosfera magica e ricca di cultura che è poi il raccogliere ascoltando che rende cosa la cosa. Un sasso delle rovine di Pantalica è solo un sasso, ma se te lo racconta Gioacchino, in quel sasso senti millenni di storia, la vita, quasi echeggiare le urla di dolore che ha assorbito nei secoli. E questo muoversi atavico del com/prendere, il camminare tra le cose, ha il nome antico di libertà; e la libertà in quanto tale espone strutturalmente al destino come l'essenza stessa della verità. Non è una dimensione culturale questa dello stare fuori, ma uno spazio vivo, un'atmosfera, una caverna infinita che rovescia in maniera radicale il rapporto tra l'ente
  • 10. e l'essere, l'uomo e la sua storia. In essa ci si trova, si respira, si vive e qualche volta pure si muore. Annulla in una parola la differenza ontologica tra l'Io e il mondo, l'uomo e il dio. E questo è un atto nascostamente politico: Chi ha scorto l'universo non può pensare ad un uomo... Anche se quell'uomo è lui. Quell'uomo è stato lui. E ora non gli importa la sorte di quell'altro... Perché egli ora è nessuno; come scrive Borges a proposito di quell'altro raccoglitore di tracce che è il bibliotecario, ricettacolo di passato, custode di una mitologia. Gioacchino ha vissuto e vive da uomo libero (come il padre, stimatissimo esponente della cultura siciliana e il nonno rimpianto artista locale), nel sacro dei contenuti e dei simboli della sua gente, appagato dalla storia e dalla memoria che conserva. Camminando all'aperto tra l'essere e l'ente -come fa Gioacchino Bruno con un metodo quasi monacale che è etica nella sostanza- alla fine ci si abitua alla luce, a vedere con occhio attento (La luce è tutto per me, si deve modellare, è l'inchiostro di china, la macchina fotografica è la penna) significando e a sua volta significandosi, perché l'aperto è qualcosa che dà senso ma che non ha senso; è un accecamento, un limite strutturale che però espone nella vita e nelle cose (analitica trascendentale: scioglie il conoscere negli elementi sostanziali cercando in esso i concetti puri a priori, in una dimensione della coscienza che non è lineare ma circolare). Oltre non si può andare nella chiarìta di questo crepuscolo ontologico (L'essere, aprendosi nella radura, viene al linguaggio. Esso è sempre in cammino verso il linguaggio.... Il linguaggio si
  • 11. eleva a sua volta nella radura dell'essere. Solo il linguaggio è in quel mondo misterioso che pur sempre ci domina. Heidegger) e l'unica lilbertà concessa è di accettare l'essere come destino, superando anzi pure forse questa fragilità al punto che Gioacchino ha cercato di vincere le naturali limitazioni del corpo imparando, grazie alla lezione del nonno paterno, ad usare la mano babba, sforzandosi di non perdere le potenzialità della mano sinistra. Tra un bicchiere di rosso e un altro (altra meraviglia di questa terra, che Bachelard avrebbe apprezzato) una sera mi ha sbalordito dicendo che il materiale, la vita la calpestiamo, la viviamo ma non la capiamo, che in fondo siamo ciechi che vivono in un mondo che non conoscono. Mi spiegava, ed era in fondo una metafora del suo lavoro e dell'esistenza che quando scavi e trovi una moneta sembra un sasso; sta alla cultura e alla passione dell'uomo di averne cura, com/prenderlo, ripulirlo e liberare la moneta come a scavare in significati misteriosi e sconosciuti. E solo allora ti accorgi che quella pietra era oro. Maneggiandola da tutti i lati, rivivendola proprio come un fenomenologo alle prese con la variazione eidetica, cercando di darle un senso. Ma è venuto il momento di lasciare la parola all'opera di Gioacchino Bruno. In questa onto/monografia a lui dedicata proverò non solo a metterne in luce il lavoro di archeologo diplomato sul campo, ma quello di artista/ricercatore completo, dedicando una sezione del libro alla fotografia, una alla scultura della pietra, una al modellamento
  • 12. dell'argilla e del disegno, sulla base di seminari tematici tenuti proprio da Bruno presso associazioni culturali. Con la speranza di portare in luce aspetti ancora sconosciuti della sua scienza e di interessare gli studiosi più attenti. Ho coniato un neologismo per raccontare la figura di questo straordinario personaggio poliedrico, attribuendogli il mestiere paradossale di archeontologo, e credo che sia davvero appropriato. Il lavoro di Gioacchino non è solo da archeologo e appassionato di museografia e museologia, è davvero più complesso e articolato. Si tratta di un ricercatore eclettico, fotografo, scultore, modellatore, grafico, disegnatore, pittore, scrittore e chissà che altro, la cui opera è giusto che abbia a suscitare interesse presso anche le più austere accademie. Credo sinceramente che ne valga la pena. E' però ora di andare. Il sole si alza e il cielo si colora dei toni del giorno. Come sempre Gioacchino sarà da qualche parte a camminare -è l'unica regola che credo abbia mai seguito- di mattina presto (alle cinque e mezza!) a fare un passo in piu' tra passato e futuro, nelle cose e nel tempo, nel non senso di una giornata il cui segreto fondamentale (come ha spiegato raccontandomi dei mali della sua epoca) sembra essere di non dormire mai, nel bisogno inarrestabile di calarsi nel mondo come parte di una storia che trascende la stessa individualità. Non esiste altra via per testimoniare l'essere e annunciare la verità.
  • 13. Carta storico/topografica della Sicilia secondo le "ultime" osservazioni, come è scritto nella mappa datata 1754. Sono delineate le tre valli (Val di Noto, Val Demone, Val di Mazzara)