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Press - Plastix - October 2014

Interview with Giovanni Bettinaglio, GSI CFO, regarding the issue of "Minibond" published by Plastix magazine - October 2014
Published on: Mar 4, 2016
Published in: Economy & Finance      
Source: www.slideshare.net


Transcripts - Press - Plastix - October 2014

  • 1. Plastix 21 ottobre 2014 Nel nostro Paese operano molte piccole e medie aziende sane, capaci di creare valore aggiun-to e occupazione anche in tem-pi di crisi, che faticano a repe-rire risorse finanziarie per avviare progetti e investimenti a medio e lungo termine. Il sistema bancario, appesantito da incagli e insolvenze, è oggi molto cauto nel conce-dere nuove linee di credito, mentre il ricorso al mercato finanziario tradizionale è forte-mente limitato dalle dimensioni aziendali. Corporate bond per le PMI La risposta potrebbe venire da un recen-te strumento finanziario creato proprio per questo tipo di aziende – il minibond –, che tra luglio e agosto di quest’anno è stato scelto da una trentina di PMI per emettere prestiti obbligazionari per un valore di circa un miliardo di euro, con tagli compresi tra 5 e 200 milioni di euro. Strumento introdotto dal Governo Monti nel 2012 con il Decreto Sviluppo, ma che solo con il completamen-to dell’inquadramento normativo e fiscale – che prevede anche interessanti agevo-lazioni – è diventato finalmente operativo. Ci vorrà ancora tempo perché l’utilizzo del scenari g di Carlo Latorre Finanza Minibond contro il credit-crunch I prestiti obbligazionari studiati per finanziare i progetti a medio termine delle PMI sono stati scelti da una trentina di aziende italiane, anche del settore gomma-plastica Esperienze: l’opinione di Giovanni Bettinaglio, CFO di GSI Group MULTINAZIONALI TASCABILI IN CERCA DI CAPITALI GSI è stata tra le prime aziende a utilizzare mini-bond. Come avete sco-perto questo strumento finanziario? Abbiamo iniziato a conside-rare con interesse il minibond non appena Borsa Italiana lo ha presentato alle aziende nell’ambio del Progetto ELITE, valutandolo insieme ad alter-native come il ricorso a private equity e fondi di investimento, alla quotazione in Borsa o a strumenti di debito. Abbiamo ritenuto che in questa fase di sviluppo dell’azienda, il pre-stito obbligazionario potesse “Il minibond è stato per noi il primo passo per farci conoscere ai potenziali investitori in vista di future operazioni sul mercato finanziario” Giovanni Bettinaglio, CFO di GSI Group essere l’opzione più adatta per finanziare i nostri progetti di crescita. Avete considerato l’apertura del capitale a nuovi soci? L’emissione servirà a potenziare i nostri investimenti in Europa e in Brasile, con l’obiettivo di avvi-cinarci agli stabilimenti produttivi dei nostri clienti e incrementare così il fatturato, dagli attuali 65 milioni a 90-100 milioni di euro nell’arco dei prossimi due anni, oltre a migliorare l’efficienza produttiva e la redditività aziendale. Con queste premesse, quando abbiamo avviato il progetto di internazionalizzazione, abbiamo ritenuto più conveniente ricorrere all’indebitamento invece di cedere quote di capitale, anche se non escludiamo di ricorrere in futuro a strumenti lato equity a fronte di acquisizioni o ulteriori espansioni produttive. Ci siamo rivolti al minibond in alternativa a un finanziamento bancario, senz’altro meno costoso, anche per farci conoscere e presentarci ai potenziali investitori in vista di future operazioni sul mercato finanziario. Siamo spesso assimilati a fornitori di componenti auto, segmento oggi poco appetibile, anche se in realtà produciamo pezzi in composito per settori diversificati, come il movi-mento terra, le macchine agricole o i veicoli industriali. In questo senso, è migliorata la visibilità e l’immagine dell’azienda fuori dal nostro settore. Quali difficoltà avete incontrato nell’emissione del minibond? Nessuna dal lato operativo, anche perché eravamo già strutturati dal punto di vista organizzativo per mettere a punto i piani industriali e la necessaria reportistica. La cosa forse più difficile è stata far capire ai collocatori e ai potenziali investitori il nostro modello di business, il mercato di rife-rimento e le opportunità di crescita a livello internazionale. In questo lavoro preparatorio siamo stati supportati dall’advisor che ci ha seguito nel collocamento, La Merchant del gruppo KON. Un altro limite è la scarsa liquidità di questo mercato finanziario, che rende difficile la negoziazio-ne dei titoli una volta completato il collocamento. In Italia, i grandi investitori sono più propensi a investire in titoli meno remunerativi, ma più liquidi. Il prestito obbligazionario costa mediamente più di un prestito bancario, in termi-ni di tasso di interesse. Cosa lo rende conveniente per un’azienda? In effetti, un tasso nominale del 6,75 per cento, considerando anche i costi impliciti per una media azienda, può tramutarsi in un tasso effettivo vicino all’8 per cento, contro il 4-5 per cento – talvolta meno – di un prestito bancario. L’approccio, nell’ottica di un investimento produttivo è però diverso: con un prestito bancario, dopo due anni e mezzo si è già restituita circa la metà del capitale, emettendo obbligazioni, il capitale si rimborsa dopo cinque anni, alla scadenza. C’è quindi il tempo per mettere a frutto le potenzialità del progetto prima di dover restituire il capitale agli investitori. Ritiene che il minibond possa servire a fornire ossigeno alle PMI italiane che vogliono investire? Lo strumento in sé funziona, il problema è la scarsa propensione dei grandi investitori italiani a finanziare le piccole e medie aziende non quotate. Ma in questo il minibond non c’entra. La nostra esperienza è stata in ogni caso positiva e, tornando indietro, la rifaremmo: credo che il minibond, in alcune condizioni, sia una valida alternativa al private equity e al prestito bancario.
  • 2. 22 Plastix scenari ottobre 2014 tional (GSI), specializzata nella produzione di componenti in materiali compositi termoindu-renti e termoplastici per auto-motive, macchine agricole e movimento terra, veicoli indu-striali e componentistica elettri-ca civile. La società lombarda ha affidato a Banca Popolare di Vicenza il mandato per la strutturazione del prestito obbligazionario a un tasso fisso del 6,75 per cento per un am-montare minimo di 5 milioni di euro (ne sono stati poi collocati 5,4 milioni) e una durata di cinque anni, con scadenza nel 2019. Il ca-pitale sarà rimborsato in un’unica soluzione alla scadenza, mentre gli interessi maturati saranno corrisposti su base trimestrale. «Il collocamento di Minibond è un passo importante nel finanziamento, tramite stru-menti nuovi e alternativi, dello sviluppo del nostro gruppo – spiega Stefano Profeti, il presidente della società –. Il progetto stra-tegico proposto da GSI Group nell’ambito del Piano Industriale triennale 2014-2016 fa riferimento principalmente a due obiettivi: il rafforzamento della propria posizione nel mercato europeo attraverso l’incremento della capacità produttiva, ovvero il posi-zionamento di siti produttivi nelle vicinanze di clienti strategici; e, parimenti, il rafforza-mento della capacità produttiva dei nuovi stabilimenti produttivi brasiliani al fine di po-con un fatturato superiore ai 5 milioni di euro e un’a-deguata redditività: due caratteristiche che limite-rebbero il numero a poco più di 10.000 società di capitali. Che in ogni caso non sono poche. Per age-volare lo scambio dei titoli – e poter beneficiare degli incentivi fiscali – Borsa Italiana ha creato un circuito dedicato alla quotazione dei mi-nibond: l’Extra Mot Pro. Tra le agevolazioni previste dalla legge, la deducibilità degli interessi passivi (entro il 30 per cento del ROL) e delle spese di emissione dei titoli nell’esercizio in cui sono sostenute, oltre all’esenzione dall’applicazione della ritenu-ta sugli interessi corrisposti. Anche per la gomma-plastica La prima società ad emettere minibond, quasi un anno fa, è stata Caar di Orbas-sano (Torino), attiva nei settori automotive, aerospaziale e ferroviario. Dopo si è fatta avanti un’altra ventina di aziende, tutte di media dimensione, tra cui un drappello di imprese manifatturiere che operano nella lavorazione di plastica, gomma e materiali compositi. Da fine luglio, per esempio, è trattato sul Mercato ExtraMot Pro di Borsa Italiana il mi-nibond emesso da Global System Interna-minibond si diffonda in modo capillare tra le aziende, ma certamente l’interesse non manca, anche nella filiera gomma-plasti-ca. Lo dimostra l’esperienza di imprese come GSI Group, MPG Manifattura Plasti-ca e Sigit, tra le prime a comprenderne il potenziale. Per la finanza straordinaria Il minibond si caratterizza come strumen-to di finanza straordinaria, per avviare progetti di crescita o di internazionalizza-zione. Non è invece adatto per risolvere problemi di liquidità o crisi aziendali, che vanno affrontate seguendo altre strade, per esempio trovando un fondo di private equity o ristrutturando il debito. Ciò nono-stante, secondo alcune stime, le aziende italiane che teoricamente potrebbero rivol-gersi al minibond sarebbero oltre 110.000, con emissioni nell’ordine dei 100 miliardi di euro l’anno. Altri analisti sono più cauti, e identificano la platea ideale nelle imprese Per molti ma non per tutti Il minibond è un prestito obbligazionario a tutti gli effetti, con la particolarità che può essere emesso da un’azienda non quotata, purché abbia un fatturato di almeno due milioni di euro. Un’altra differenza con i corporate bond tradizionali è che la platea dei potenziali acquirenti è limitata agli investitori istituzionali: assicurazioni, fondi di credito, società di cartolarizzazione e investitori professionali, mentre sono esclusi i piccoli risparmiatori e i soci dell’azienda emittente. Pochi i requisiti richiesti: essere assistiti da uno sponsor e avere l’ultimo bilancio certificato da un revisore legale o da una società di revisione. Come tutte le obbligazioni, i titoli sono remunerati con un tasso d’in-teresse, sotto forma di cedola semestrale o annuale, e hanno una data di scadenza. Perché l’operazione abbia successo, soddisfare questi requisiti è necessario, ma non sufficiente: è consi-gliabile avere al proprio fianco un advisor che possa infondere fiducia ai potenziali investitori, presentare bilanci in ordine (e trasparenti), e fornire una prospettiva di sviluppo a medio e lungo termine, documen-tabile, che possa attrarre capitali in cerca di una giusta remunerazione. Non è invece necessario disporre di un rating di terze parti, anche se ciò aiuta ad attrarre investitori e mantenere bassi i tassi di interesse. “Borsa Italiana ha creato un circuito dedicato alla quotazione dei minibond: l’Extra Mot Pro”
  • 3. 24 Plastix scenari ottobre 2014 linee di estrusione e due impianti per schiu-me poliuretaniche flessibili. Conviene e quando? Considerando gli attuali limiti del merca-to finanziario italiano, ricorrere ai minibond può costare più che rivolgersi alle banche, soprattutto se l’azienda non è già strutturata sotto il profilo finanziario e priva di adeguate competenze al suo interno. E, col passare del tempo, l’aumento del numero di impre-se che si rivolgeranno a questo mercato, a fronte di un’offerta di capitali limitata e scar-sa liquidità, concentrerà i potenziali investi-tori verso le emissioni più elevate e le so-cietà quotate. Il taglio minimo di emissione è destinato con tutta probabilità a salire negli anni, tagliando fuori le aziende più piccole. D’altro canto, il prestito obbligazionario sotto forma di minibond consente di diversificare l’esposizione debitoria, soprattutto se total-mente dipendente dagli Istituti di credito, facendo conoscere la propria azienda ai potenziali investitori e rendendola più appe-tibile in vista di operazioni di private equity o M&A. Una visibilità che può portare benefici anche nei rapporti con i clienti e i fornitori. In un’ottica di sviluppo, può rivelarsi un pri-mo passo per compiere il salto di qualità ri-chiesto alle nostre PMI per poter competere sul mercato internazionale. Candidati ideali per questo strumento sembrano quindi es-sere medie aziende con fatturato superiore a 50 milioni di euro, che operano in mercati dinamici, con buoni potenziali di crescita e nel cassetto un progetto di sviluppo a medio termine serio e credibile, meglio se in un’otti-ca internazionale. Se la vostra azienda risponde a questi re-quisiti, forse è il caso di valutare il minibond come uno strumento per superare il cre-dit- crunch e guardare avanti. ■ di 15,3 milioni, con un Ebitda superiore al 10 per cento e un indebi-tamento netto banca-rio di 5,4 milioni. «Ab-biamo deciso di intra-prendere il percorso del collocamento del minibond perché lo ri-teniamo uno strumen-to innovativo sia per accedere a nuove for-me di finanziamento, importanti per suppor-tare la nostra crescita, sia per poterci dotare anche di strumenti or-ganizzativi “Perché il minibond abbia successo è consigliabile avere al proprio fianco un advisor che possa infondere fiducia ai potenziali investitori” interni adeguati al percorso stes-so », spiega Giampiero Perego, presidente e amministratore delegato di MPG. Nel mese di agosto, anche Sigit (Società Italiana Gomma Industriale Torino, produtto-re di componenti in gomma e plastica per automotive ed elettrodomestici) ha emes-so con successo un minibond da 6 milioni di euro, che servirà per rifinanziare debiti bancari in scadenza e disporre di risorse fresche da impiegare in nuovi progetti. An-che in questo caso la scadenza è a cinque anni, ma gli investitori beneficeranno di una cedola fissa del 6,25 per cento. A sottoscri-vere il prestito sono stati per l’80 per cento il Fondo “BnpNP Paribas Bond Pmi Italia”, gestito da Bnp Paribas Investment Partner, e per il restante 20 per cento BNL. Sigit ha un giro d’affari di 77 milioni di euro e possiede nove stabilimenti produttivi, di cui cinque in Italia, dove lavorano oltre 800 ad-detti. Nei suoi reparti produttivi sono in fun-zione un centinaio di presse a iniezione per termoplastici, cinque presse bicomponenti e 34 dedicate alla gomma, oltre a quattro ter sostenere gli ordini da clienti acquisiti o in fase di acquisizione. Al termi-ne del periodo di piano, GSI Group prevede ricavi consolidati per 91 milio-ni di euro e un Margine Operativo Lordo di 7,4 mi-lioni di euro». Fondata nel 2002 come spin-off di Lonza Compo-sites, GSI Group occupa attualmente 350 addetti (ma l’occupazione è de-stinata a salire a breve termine fino a 500 unità) e possiede stabilimen-ti in Italia, Germania, Regno Unito, Cina e Brasile, dove sono installate una trentina di presse verticali con forza di chiusura da 100 a 4.000 tonnellate. La società ha chiuso l’esercizio 2013 con ricavi consolidati pari a 64,5 milioni di euro, in crescita del 7 per cento rispetto al 2012, e un margine opera-tivo lordo (Ebitda) di 3,9 milioni di euro, con-tro i 2,1 milioni dell’esercizio precedente. Uno strumento di crescita innovativo All’incirca nello stesso periodo, MPG Mani-fattura Plastica, azienda specializzata nella produzione e personalizzazione di imbal-laggi alimentari in plastica termoformati o stampati a iniezione, ha collocato con suc-cesso un minibond quinquennale per un valore di 3 milioni di euro, con scadenza il 31 luglio 2019. I titoli sono remunerati con un tasso di interesse variabile nominale an-nuo parametrato all’Euribor a tre mesi + 400 bps, con cedola semestrale. La società, fondata nel 1976 da Giampiero Perego, nell’esercizio 2013 ha realizzato un fatturato © RIPRODUZIONE RISERVATA

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